Roma, 17 febbraio 2026 – Domani pomeriggio il decreto legge sulle bollette arriverà in Consiglio dei ministri, ma a poche ore dalla convocazione il testo definitivo non è ancora arrivato al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. I tecnici del Mase sono ancora al lavoro, impegnati in un confronto serrato con Palazzo Chigi per risolvere gli ultimi dettagli. L’obiettivo è chiaro: assicurare un risparmio tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro per famiglie e imprese. Fonti vicine al dossier sostengono che le modifiche potrebbero continuare fino all’ultimo momento utile.
Il nodo ETS: tra rischio bocciatura e incertezza
Il tema più scottante resta l’idea di togliere la tassazione europea sulle emissioni ETS per i produttori di elettricità a metano. Una mossa che, secondo fonti governative, potrebbe non piacere all’Unione europea, pronta a considerarla un aiuto di Stato. “La Commissione è molto attenta a questi aspetti”, spiega un funzionario vicino al dossier, “non è affatto scontato che la misura passi senza obiezioni”. Solo allora si capirà se la norma rimarrà nel testo finale o dovrà essere riscritta in extremis, come sottolineano dal ministero.
L’accordo lombardo a rischio: cosa succede alle imprese energivore
Un altro fronte aperto riguarda l’intesa siglata dalla Regione Lombardia con i grandi dell’energia Edison e A2A per il rinnovo delle concessioni idroelettriche. L’accordo prevede che il 15% dell’energia venga venduto a prezzi calmierati alle imprese energivore. Ma il calo del prezzo dell’elettricità previsto dal decreto potrebbe mettere a rischio i margini di guadagno dei produttori, minando la tenuta dell’intesa. “Se i prezzi scendono troppo, l’accordo salta”, ammette un dirigente di una delle società coinvolte. In quel caso, la trattativa potrebbe ricominciare da zero.
Confindustria spaccata sul decreto: due fazioni contrapposte
Il decreto ha creato divisioni anche dentro Confindustria. Da una parte ci sono le industrie energivore, favorevoli al provvedimento nella speranza di pagare meno energia; dall’altra le imprese energetiche, contrarie perché temono di perdere guadagni. “Non possiamo accettare misure che danneggiano chi investe nella produzione”, ha detto un rappresentante del settore energetico durante una riunione privata. Tra le aziende che consumano molta energia, invece, il discorso è diverso: “Ci servono tariffe più sostenibili per restare in gioco”, spiega un imprenditore lombardo.
Piccole imprese in allarme: “Il decreto aiuta solo i grandi”
Anche le associazioni di piccole e piccolissime imprese, come Confcommercio, hanno sollevato dubbi importanti. Secondo loro, il decreto favorirebbe solo le grandi aziende, lasciando indietro artigiani e commercianti. “Non c’è niente per noi”, ha lamentato ieri un portavoce della categoria davanti al ministero. La richiesta è chiara: misure più eque e attenzione alle realtà più fragili del tessuto produttivo italiano.
Il conto alla rovescia per il Consiglio dei ministri
Il testo definitivo del decreto bollette dovrebbe arrivare solo poche ore prima del Consiglio dei ministri, fissato per domani alle 16. Da fonti governative arriva un cauto ottimismo: “Stiamo lavorando senza sosta per trovare un punto d’incontro tra le esigenze di famiglie, imprese e i vincoli europei”, confida una fonte del Mase. La partita resta aperta su più fronti – dalla compatibilità con le regole Ue alla tenuta degli accordi regionali – e solo nelle prossime ore si capirà quale sarà la versione finale del provvedimento.
In attesa della riunione a Palazzo Chigi, il clima è teso tra i diversi protagonisti. Famiglie e imprese aspettano risposte concrete su un tema che pesa sui bilanci di tutti i giorni. Ma tra aggiustamenti tecnici e pressioni politiche, la strada verso un’intesa sembra ancora lunga.
