Giudice Cpi sanzionato da Trump: l’Ue deve attivare un scudo giuridico

Giudice Cpi sanzionato da Trump: l'Ue deve attivare un scudo giuridico

Giudice Cpi sanzionato da Trump: l'Ue deve attivare un scudo giuridico

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Bruxelles, 17 febbraio 2026 – Ieri il giudice Nicolas Guillou della Corte penale internazionale ha chiesto alla Commissione europea di attivare lo statuto di blocco, un meccanismo pensato per proteggere cittadini e istituzioni europee dalle sanzioni extraterritoriali imposte dagli Stati Uniti. La richiesta arriva dopo che lo stesso Guillou, magistrato francese, è stato colpito dalle misure restrittive di Washington, conseguenza del mandato d’arresto internazionale emesso dalla CPI contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Guillou bloccato dagli Stati Uniti: la situazione

Da agosto scorso, Guillou – 49 anni, originario di Parigi e giudice all’Aia dal 2019 – vive una sorta di isolamento digitale: non può più usare la carta di credito, ha accesso ridotto a molti servizi online e gli è stato negato l’ingresso su diverse piattaforme americane. “Non posso nemmeno pagare un caffè con la mia carta”, ha raccontato durante un incontro a Bruxelles con funzionari europei. Per lui, questa vicenda mette in luce quanto l’Europa sia vulnerabile davanti al peso tecnologico e finanziario degli Stati Uniti.

Le sanzioni sono scattate dopo che, a maggio 2025, la Corte penale internazionale ha emesso il mandato d’arresto contro Netanyahu e Gallant, accusati di crimini legati al conflitto a Gaza. Washington, che non riconosce l’autorità della CPI su cittadini israeliani o americani, ha risposto con una serie di misure punitive contro i giudici coinvolti nell’inchiesta.

Lo scudo europeo: una richiesta urgente

Guillou ha invitato la Commissione europea a far partire lo statuto di blocco, uno strumento previsto dal diritto europeo ma usato molto poco. “Serve una risposta chiara dall’Europa”, ha detto, “e più autonomia, con strumenti come l’euro digitale”. Il suo punto è semplice: senza alternative europee ai sistemi finanziari americani, anche un giudice può ritrovarsi tagliato fuori da servizi fondamentali.

Lo statuto di blocco nasce negli anni Novanta per proteggere aziende e cittadini europei dalle sanzioni statunitensi imposte a Cuba, Iran e altri Paesi. In pratica, permette di non rispettare quelle misure straniere e dà la base per chiedere risarcimenti. Ma applicarlo non è semplice e finora è stato poco utilizzato.

Solidarietà tra giudici europei

Nel suo intervento, Guillou ha detto di aver trovato “sostegno” da molti colleghi della magistratura internazionale, “anche italiani”. Fonti diplomatiche indicano la presenza di membri della delegazione italiana alla Corte dell’Aia e alcuni rappresentanti del Consiglio d’Europa tra i sostenitori. “Siamo il banco di prova per capire se l’Europa sa davvero proteggere i suoi cittadini, le aziende e le istituzioni”, ha rimarcato il giudice francese.

La vicenda ha riacceso il dibattito sull’urgenza di rafforzare la sovranità tecnologica e finanziaria dell’Unione. “Non possiamo continuare a dipendere da infrastrutture che non controlliamo”, ha detto un funzionario della Commissione che segue il dossier. Così, il progetto dell’euro digitale torna sotto i riflettori a Bruxelles.

Le reazioni in Europa

La richiesta di Guillou ha avuto eco tra alcuni eurodeputati e rappresentanti della società civile. “È inaccettabile che un giudice europeo venga punito per aver fatto il proprio dovere”, ha detto ieri sera l’europarlamentare tedesca Katarina Barley (S&D). Più cauta la posizione del Consiglio Ue: “Stiamo valutando tutte le opzioni”, ha spiegato un portavoce.

Nel frattempo, la Commissione europea ha avviato una consultazione interna per decidere se e come attivare lo statuto di blocco in questo caso. Secondo fonti vicine al dossier, una decisione potrebbe arrivare nelle prossime settimane. Resta però il nodo politico: Bruxelles dovrà scegliere se sfidare apertamente Washington su un terreno delicato come quello della giustizia internazionale.

Europa e Stati Uniti: uno scontro in vista

Il caso Guillou si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra Unione europea e Stati Uniti sul rispetto delle regole multilaterali. Solo così si capirà se l’Europa è pronta a difendere i propri cittadini, anche quando sono magistrati coinvolti in indagini scomode. Un diplomatico francese presente all’incontro ha confidato: “Questa vicenda rischia di diventare un precedente”.