Hamas e le intercettazioni: rivelazioni scioccanti su Di Battista e il M5s

Hamas e le intercettazioni: rivelazioni scioccanti su Di Battista e il M5s

Hamas e le intercettazioni: rivelazioni scioccanti su Di Battista e il M5s

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Roma, 17 febbraio 2026 – Nell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti dall’Italia ad Hamas, spunta anche il nome di Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle. Non è indagato, ma alcune intercettazioni lo coinvolgono. Le conversazioni, registrate tra il 2023 e il 2025, ruotano attorno a Sulaiman Hijazi, braccio destro di Mohammad Hannoun, figura chiave nell’indagine. Secondo gli atti, Hijazi avrebbe cercato appoggi politici per far arrivare fondi destinati a progetti umanitari a Gaza, citando tra i suoi “cari amici” proprio Di Battista e la deputata pentastellata Stefania Ascari.

Intercettazioni che fanno luce sui legami con il Movimento 5 Stelle

Nei documenti si legge che Hijazi è definito “collaboratore” di Di Battista. In una telefonata del 20 marzo 2025 con l’ex deputato grillino Davide Tripiedi, Hijazi parla di un milione di euro bloccato in un conto e della possibilità di coinvolgere Di Battista per sbloccarlo. “Hannoun vuole partire con un milione che hanno già raccolto, ma è tutto fermo in banca… sta cercando di far passare la cosa tramite la Farnesina, anche se non è semplice”, spiega Hijazi. Tripiedi risponde con scetticismo: “Ma come fa Alessandro a spostare un milione da un conto all’altro? Se muovi un milione, la Banca d’Italia te lo segnala subito, anzi, istantaneamente”.

Il dialogo è teso, tra dubbi e precauzioni. Hijazi insiste: “La ragione è valida, serve per aiuti umanitari a Gaza, c’è un progetto… e lui ha agganci lì”. Ma ammette anche i rischi: “Se andiamo con Hannoun, sicuramente ci farà incontrare ‘i verdi’ (Hamas, ndr)… roba che verrà strumentalizzata da tutti… io non posso più rischiare, potrei essere cacciato”.

Hannoun al centro delle tensioni interne

Gli investigatori ricostruiscono come Hijazi abbia preso le distanze da Hannoun dopo aver capito l’entità dell’indagine. In una telefonata del 5 marzo 2025, Hijazi racconta a un interlocutore: “Hannoun è uno che brucia tutti quelli che ha intorno… non gli importa se si bruciano anche loro”. La reputazione del leader dell’Abspp – associazione finita sotto la lente della magistratura – pesa anche sulla raccolta fondi e sui rapporti politici.

Un’altra intercettazione del 1° dicembre 2023 vede Hijazi e Di Battista. Hijazi si lamenta del blocco dei conti e invita l’ex deputato a prendere le distanze: “Lui è il problema”, dice senza mezzi termini. Di Battista risponde con cautela: “Non vorrei che oggi è lui il problema, domani diventi tu, o Abu Falastin”, riferendosi a Raed Dawoud, detenuto con l’accusa di far parte del ramo estero di Hamas e responsabile della sezione milanese dell’Abspp.

Il documentario sui campi profughi palestinesi

Tra le conversazioni emerge anche un progetto di Di Battista: un documentario sui campi profughi palestinesi fuori dalla Palestina. “Vorrei tanto che quelli del Fatto Quotidiano accettassero la mia proposta per fare tre documentari… sui campi in Libano, Giordania e forse anche Siria… in un mese e mezzo”, racconta l’ex parlamentare.

Di Battista presenta il documentario come qualcosa di più di un lavoro: “È tutta la comunicazione dell’anno, è una roba potente”.

Reazioni e sviluppi dell’inchiesta

Secondo Il Giornale, il 21 gennaio scorso anche Hannoun avrebbe voluto coinvolgere Di Battista e Ascari per sbloccare i fondi. Al momento, però, nessuno dei due risulta indagato. Fonti vicine a Di Battista precisano che i contatti sono avvenuti solo per motivi umanitari e legati alla comunicazione.

L’inchiesta della Procura di Genova va avanti. Gli investigatori stanno seguendo i flussi di denaro e i rapporti tra associazioni italiane e realtà palestinesi. Bisogna capire se ci sono state violazioni delle norme antiriciclaggio o se i tentativi di trasferire i fondi sono rimasti solo parole. Intanto, la vicenda riapre il dibattito sui legami tra politica italiana e associazioni legate alla causa palestinese.