Iran e Stati Uniti: un accordo storico sulle linee guida per l’intesa

Iran e Stati Uniti: un accordo storico sulle linee guida per l'intesa

Iran e Stati Uniti: un accordo storico sulle linee guida per l'intesa

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Ginevra, 17 febbraio 2026 – Teheran e Washington hanno messo nero su bianco i primi “principi guida” per un’intesa sul nucleare iraniano. Lo ha annunciato ieri sera il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, al termine di una giornata di trattative a Ginevra. L’incontro è iniziato alle 9 del mattino nella sede delle Nazioni Unite, con delegazioni tecniche e diplomatiche di entrambi i Paesi. Secondo fonti vicine al dossier, l’atmosfera è stata definita “pragmatica, senza facili entusiasmi”.

Accordo sui principi guida: cosa cambia davvero

Araghchi ha spiegato che le delegazioni si sono accordate su alcuni punti chiave che ora dovranno diventare un testo legale vero e proprio. “Abbiamo trovato una base comune sui principi guida dell’intesa”, ha detto il ministro iraniano ai giornalisti fuori dal Palais des Nations. Ancora nessun dettaglio tecnico è stato reso pubblico, ma fonti occidentali confermano che si tratta di una cornice generale che riguarda sia la limitazione delle attività nucleari iraniane sia la graduale rimozione delle sanzioni americane.

Il negoziato, che va avanti da mesi tra alti e bassi, era stato bloccato a dicembre dopo il peggiorare delle tensioni nel Golfo Persico. Solo nelle ultime settimane, grazie all’intervento dell’Unione Europea e della Svizzera, le parti sono tornate a sedersi al tavolo. “Non è stato semplice”, ha ammesso un funzionario americano che ha chiesto di restare anonimo. “C’è ancora tanto da fare”.

Prime reazioni e i prossimi passi

L’intesa preliminare ha fatto scattare reazioni prudenti nelle capitali europee. A Parigi, il Quai d’Orsay l’ha definita un “passo incoraggiante”, mentre da Berlino è arrivato un richiamo alla cautela: “Aspettiamo di vedere i dettagli”, ha detto un portavoce tedesco. Anche la Russia ha espresso soddisfazione per il risultato di Ginevra, sottolineando l’importanza del dialogo multilaterale.

Fonti vicine ai negoziatori rivelano che i prossimi incontri tecnici sono già fissati per la prossima settimana, sempre a Ginevra. L’obiettivo è arrivare a una bozza definitiva entro fine marzo. Solo allora, dicono gli esperti, si potrà parlare di un vero accordo.

Il nodo nucleare iraniano e le sanzioni

Il dossier sul programma nucleare iraniano resta uno dei temi più delicati della diplomazia mondiale. Dal 2018, quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo JCPOA voluto da Trump, Teheran ha ridotto la collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), aumentando l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti stabiliti.

Le sanzioni americane hanno colpito duramente l’economia iraniana, con pesanti ripercussioni sulla vita della gente. Secondo la Banca Mondiale, il PIL iraniano è calato del 6% tra il 2019 e il 2023. “La pressione economica è insostenibile”, confida un diplomatico europeo coinvolto nei colloqui. Ecco perché c’è una spinta, anche interna, a trovare un’intesa.

Le parole di Araghchi e cosa aspettarsi

“Abbiamo fatto un passo avanti importante”, ha detto Araghchi poco dopo le 18.30, davanti alle telecamere. Il ministro ha riconosciuto che “la strada è ancora lunga”, ma ha mostrato fiducia: “Puntiamo a un compromesso che rispetti la dignità dell’Iran e le preoccupazioni della comunità internazionale”.

Dall’altra parte, la delegazione americana guidata da Wendy Sherman ha mantenuto il massimo riserbo. Il Dipartimento di Stato ha diffuso una breve nota: “Gli Stati Uniti restano impegnati a trovare una soluzione diplomatica che garantisca la natura pacifica del programma nucleare iraniano”.

Occhi puntati su Ginevra: tra speranze e incognite

Nelle prossime settimane, tutta la diplomazia mondiale guarderà a Ginevra. Il rischio di nuovi intoppi non è da escludere: restano punti di disaccordo su ispezioni internazionali e tempi per togliere le sanzioni. Ma dopo mesi di tensione, l’aria sembra cambiata. “Finalmente c’è uno spiraglio”, racconta un osservatore dell’ONU presente ai colloqui.

Per ora i dettagli restano segreti. Ma tra i corridoi del Palais des Nations cresce la sensazione che stavolta le parti siano davvero pronte a trovare un accordo.