Magi e Tajani: il mistero del Board of peace e le attese del governo

Magi e Tajani: il mistero del Board of peace e le attese del governo

Magi e Tajani: il mistero del Board of peace e le attese del governo

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Roma, 17 febbraio 2026 – Oggi alla Camera, il deputato Riccardo Magi, segretario di +Europa e membro del gruppo Misto, ha puntato il dito contro il ministro degli Esteri Antonio Tajani riguardo alla posizione dell’Italia sul discusso Board of Peace. Magi ha messo in dubbio la trasparenza e la coerenza della politica estera italiana.

Board of Peace, Magi incalza il governo

Il dibattito è partito poco dopo le 15 nell’emiciclo di Montecitorio. Magi ha chiesto risposte precise: “Lei, ministro, ci ha parlato dell’importanza che l’Italia resti attiva in Medioriente e di alcune iniziative positive sostenute, ma non ha detto nulla sulla nostra partecipazione al Board of Peace”. Ha chiesto di chiarire cosa sia davvero questo organismo, ricordando che, da quanto si sa, si tratta di una struttura nata come creazione personale di Donald Trump, che ne è presidente a vita anche dopo aver lasciato la carica. Secondo Magi, è lui a decidere chi può farne parte e chi no, e a fissare una quota d’ingresso da un miliardo di dollari.

Costituzione e legittimità, la critica di Magi

Il deputato ha poi richiamato l’attenzione sull’articolo 11 della Costituzione italiana, che vieta la guerra come mezzo di offesa o risoluzione dei conflitti internazionali. “L’articolo 11 è stato trattato come un ostacolo, un semplice tecnicismo”, ha detto Magi. Ha chiesto se, senza questo vincolo costituzionale, il governo si sarebbe buttato senza riserve in quello che ha definito “un consesso, mi permetta, un po’ osceno”. Per lui, il Board of Peace si regge sulla forza e non sulla diplomazia, e punta più agli affari che alla pace.

Politica estera italiana: assenza di strategia

Durante l’intervento, Magi ha bocciato l’atteggiamento del governo in politica estera: “Il suo intervento ha mostrato che l’Italia non ha una vera politica estera, neppure un’idea chiara, figuriamoci una strategia”, ha detto rivolgendosi direttamente a Tajani. Ha aggiunto che il governo sembra sempre in attesa che altri decidano, per poi adattarsi, “accucciarsi e scodinzolare”. “Noi pensiamo che non sia questo il ruolo che l’Italia deve avere”, ha sottolineato.

Board of Peace: una struttura controversa

Da quanto si è saputo negli ultimi mesi, il Board of Peace sarebbe nato su iniziativa dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che ne rimarrebbe presidente a vita. L’organismo, secondo Magi e altre fonti parlamentari, prevede regole di adesione molto selettive e una quota d’ingresso di un miliardo di dollari. La sua natura, non riconosciuta da alcuna organizzazione internazionale ufficiale, ha acceso molte polemiche e dubbi tra osservatori e politici in Italia.

Tajani tace, opposizione chiede chiarezza

Il ministro degli Esteri Tajani, però, non ha dato ulteriori dettagli in Aula sulla posizione ufficiale dell’Italia rispetto al Board of Peace. Fonti vicine alla Farnesina confermano che il tema sarà approfondito nelle prossime settimane. Intanto, l’opposizione chiede trasparenza e il rispetto della Costituzione. “Serve chiarezza – ha detto Magi ai giornalisti a fine seduta – la politica estera non può affidarsi a organismi poco chiari o a logiche di affari”.

Un caso aperto: il dibattito continua

La questione resta sul tavolo. Nei corridoi di Montecitorio si parla di possibili interrogazioni e richieste formali al governo per sapere come e quanto l’Italia partecipa al Board. Per ora, questa vicenda mette in luce le tensioni dentro la maggioranza e la difficoltà, più volte sottolineata dall’opposizione, di trovare una linea chiara in politica estera. In attesa di risposte ufficiali, il tema del Board of Peace continua a dividere l’Aula e a tenere acceso il dibattito pubblico.