Ramy Elgaml: l’omicidio stradale del carabiniere ora contestato per eccesso colposo in adempimento del dovere

Ramy Elgaml: l'omicidio stradale del carabiniere ora contestato per eccesso colposo in adempimento del dovere

Ramy Elgaml: l'omicidio stradale del carabiniere ora contestato per eccesso colposo in adempimento del dovere

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Milano, 17 febbraio 2026 – La Procura di Milano ha appena notificato una nuova chiusura delle indagini sull’incidente mortale di Ramy Elgaml, il ragazzo di 19 anni morto il 24 novembre 2024 durante un inseguimento tra carabinieri e uno scooter nella zona di Ripamonti. Cambia l’accusa per il carabiniere alla guida dell’auto di servizio: ora si parla di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere. Una svolta importante, arrivata dopo mesi di accertamenti, testimonianze e perizie, in un caso che ha scosso Milano e sollevato molti dubbi sulle modalità con cui le forze dell’ordine conducono gli inseguimenti.

Omicidio stradale per eccesso colposo: cosa cambia

I pm Marco Cirigliano, Giancarla Serafini e l’aggiunto Paolo Ielo spiegano che la nuova accusa riconosce che il militare stava “adempiendo a un proprio dovere”. Fares Bouzidi, il giovane che guidava lo scooter TMax su cui viaggiava Ramy, era già stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale, con rito abbreviato. Ma la Procura mette in luce come la condotta del carabiniere – soprattutto la distanza troppo ravvicinata mantenuta durante l’inseguimento ad alta velocità – abbia avuto un ruolo chiave nell’incidente.

“Non si mette in discussione il dovere di intervenire”, fanno sapere fonti vicine alle indagini, “ma si contesta la gestione concreta della manovra”. È un dettaglio che pesa molto: l’eccesso colposo nell’adempimento del dovere significa che il militare avrebbe superato i limiti della prudenza, anche se stava agendo per servizio.

La dinamica dell’incidente: la ricostruzione

L’incidente è avvenuto poco dopo le 22, all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. La Procura ricostruisce che lo scooter ha urtato con il lato posteriore destro la parte anteriore del paraurti della Giulietta dei carabinieri. Ramy Elgaml è stato sbalzato contro un palo del semaforo e poi travolto dalla stessa auto di servizio. Anche la vettura dei militari è finita contro il palo.

Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 e la polizia locale. “Abbiamo sentito un botto fortissimo”, racconta un residente di via Quaranta, “poi sirene e confusione”. Le indagini hanno puntato anche sulle telecamere della zona e sulle testimonianze raccolte nei giorni seguenti.

Sei indagati, accuse di depistaggio e nuove prove

Nella nuova chiusura delle indagini, firmata dal procuratore capo Marcello Viola, risultano sei indagati. Rispetto alla versione precedente – stralciata per motivi tecnici – due militari non sono più accusati di aver fornito false informazioni ai pm. Restano però sotto inchiesta altri sei carabinieri, coinvolti a vario titolo per presunti depistaggi o favoreggiamento: si parla di cancellazione di video girati da testimoni e possibili falsi nei verbali su Fares Bouzidi.

Il carabiniere alla guida resta l’unico a essere contestato per omicidio stradale da eccesso colposo nell’adempimento del dovere. Per gli avvocati delle parti civili, questa è “una tappa importante nella ricerca della verità processuale”.

Il processo si avvicina: cosa succede ora

L’atto notificato oggi anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. La Procura riconosce il dovere del militare, ma sottolinea che la gestione dell’inseguimento ha causato la tragedia che ha tolto la vita a Ramy Elgaml. “Attendiamo fiduciosi l’esito del procedimento”, dice l’avvocato della famiglia Elgaml, “perché si faccia finalmente piena luce su quanto accaduto”.

Nei prossimi mesi sarà fissata l’udienza preliminare. Solo allora si capirà se il processo andrà avanti o se ci saranno richieste di archiviazione. Intanto, in via Ripamonti, resta un mazzo di fiori legato al palo del semaforo: un segno semplice, ma che ricorda a tutti la ferita aperta nella comunità milanese.