Robert Duvall: il leggendario consigliere del Padrino ci lascia un’eredità immortale

Robert Duvall: il leggendario consigliere del Padrino ci lascia un'eredità immortale

Robert Duvall: il leggendario consigliere del Padrino ci lascia un'eredità immortale

Giada Liguori

Febbraio 17, 2026

Washington, 17 febbraio 2026 – Robert Duvall, uno degli attori e registi più importanti del cinema americano, si è spento ieri a 95 anni nella sua casa tra le campagne della Virginia. La notizia è arrivata lunedì sera, tramite un post su Facebook scritto dalla moglie Luciana Pedraza: “Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me era tutto. La sua passione per il mestiere era pari solo al suo amore profondo per i personaggi, per un buon pasto e per essere al centro della scena”.

Sessant’anni di cinema e teatro: la storia di Duvall

Nato a San Diego nel 1931, Duvall ha mosso i primi passi tra teatro e piccoli ruoli in televisione, ma è stato il cinema a consacrarlo. Il debutto sul grande schermo risale al 1962 con “Il buio oltre la siepe”, dove interpreta l’enigmatico Boo Radley. Un ruolo silenzioso, quasi invisibile, ma che ha lasciato il segno. Negli anni Sessanta condivideva un appartamento a New York con due giovani attori allora sconosciuti: Dustin Hoffman e Gene Hackman. “Eravamo tutti al verde, ma pieni di sogni”, amava raccontare.

Il colpo grosso con Coppola e il mito di “Il Padrino”

La svolta arriva nel 1972 con “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Duvall, ormai oltre i quarant’anni, interpreta Tom Hagen, il consigliere tedesco-irlandese della famiglia Corleone. Un ruolo che gli vale la prima delle sue sette candidature agli Oscar. “Era un personaggio scritto con precisione chirurgica – spiegava Duvall in un’intervista – io ho provato solo a dargli un’anima”. Tornerà a interpretare Hagen anche nel secondo capitolo della saga, consolidando il suo successo internazionale.

Oscar e ruoli che restano nella memoria

Nel 1984 conquista l’Oscar come miglior attore protagonista con “Tender Mercies – Un tenero ringraziamento”, diretto da Bruce Beresford. Una prova sottile, quasi sussurrata, che conquista critica e pubblico. Ma Duvall aveva già lasciato il segno negli anni Settanta con personaggi come il colonnello Kilgore in “Apocalypse Now” (la celebre battuta “Adoro l’odore del napalm al mattino” è ormai un cult) e in “Quinto Potere” di Sidney Lumet.

Un attore fuori dal clamore

Nonostante i tanti premi e riconoscimenti – sette nomination agli Oscar, cinque agli Emmy e due vittorie – Duvall non ha mai cercato la fama a tutti i costi. “Non sono mai stato famoso come De Niro”, confessò una volta, “ma ho sempre voluto essere credibile”. Il suo modo di recitare, diretto e senza fronzoli, ha ispirato generazioni di attori. “Non faceva rumore – ha detto Gene Hackman – ma quando entrava in scena, si sentiva eccome”.

Tra cinema, tv e palcoscenico

Oltre al cinema, Duvall ha lavorato molto anche in televisione. Serie come “Lonesome Dove” e “Broken Trail” gli hanno valso altre nomination agli Emmy. Ma non ha mai abbandonato il teatro, dove tutto era cominciato. Negli anni Settanta ha anche diretto e interpretato “The Apostle”, film che gli ha portato nuovi consensi.

L’eredità di un gigante discreto

Negli ultimi anni si era ritirato nella sua casa in Virginia, lontano dai riflettori di Hollywood. Amava cucinare per gli amici, raccontare storie dal set e seguire il baseball. “Era uno che ascoltava prima di parlare”, ha ricordato la moglie Luciana. Eppure, anche da lontano, il suo nome continuava a circolare tra i giovani attori come esempio di serietà e passione.

Con la morte di Robert Duvall, il cinema americano perde una delle sue voci più vere. Un interprete capace di attraversare decenni senza mai perdere la misura, sempre fedele a se stesso e ai suoi personaggi.