Sannazaro: i proprietari chiedono supporto alle istituzioni per non essere abbandonati

Sannazaro: i proprietari chiedono supporto alle istituzioni per non essere abbandonati

Sannazaro: i proprietari chiedono supporto alle istituzioni per non essere abbandonati

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Napoli, 17 febbraio 2026 – “Non ci abbandonate”. È con queste parole che Lara Sansone e Salvatore Vanorio, i volti dietro il Teatro Sannazaro di Napoli, hanno lanciato un appello accorato alle istituzioni. È successo ieri pomeriggio, durante un sopralluogo riservato nel cuore del quartiere Chiaia. All’incontro hanno preso parte il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessore regionale alla Cultura Onofrio Cutaia e il prefetto di Napoli Michele di Bari. Un confronto a porte chiuse, carico di emozione e richieste precise, in un momento delicato per la storica sala partenopea.

Il grido d’aiuto dal cuore del Sannazaro

Nel foyer del teatro, tra le poltrone rosse e i lampadari spenti, Lara Sansone ha preso la parola per la famiglia che da generazioni gestisce il Sannazaro. “Abbiamo bisogno che le istituzioni ci stiano vicino. Non lasciateci soli”, ha detto guardando negli occhi i rappresentanti dello Stato. Al suo fianco, Salvatore Vanorio ha raccontato le difficoltà che aumentano giorno dopo giorno: “Il teatro è un punto di riferimento culturale, ma senza aiuti rischiamo di chiudere”. Il sopralluogo è durato meno di un’ora, ma l’atmosfera è stata tesa e al tempo stesso collaborativa. Secondo fonti presenti, i proprietari hanno descritto le difficoltà sul fronte strutturale e finanziario che mettono a rischio la vita stessa del teatro.

Le istituzioni ascoltano, ma restano caute

Il sottosegretario Mazzi è arrivato poco dopo le 16 e ha ascoltato con attenzione le richieste. “Siamo qui per capire cosa serve davvero al Sannazaro”, ha spiegato. Il sindaco Manfredi, visibilmente colpito, ha promesso di aprire un tavolo tecnico con Regione e Ministero: “Napoli non può permettersi di perdere uno dei suoi teatri simbolo”, ha detto con fermezza. L’assessore Cutaia ha anticipato che la Regione sta valutando nuovi fondi per la manutenzione straordinaria degli spazi culturali. Il prefetto Di Bari ha assicurato che la questione sarà discussa al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il Sannazaro: un pezzo di storia da salvare

Il Teatro Sannazaro, nato nel 1874 e dedicato al poeta Jacopo Sannazaro, è uno dei pilastri della scena teatrale napoletana. Negli ultimi anni però ha dovuto fare i conti con problemi seri: dai danni causati dall’umidità alle spese sempre più alte per la sicurezza. “Abbiamo messo tutto quello che avevamo – racconta Sansone – ma da soli non ce la facciamo più”. La stagione in corso è stata ridotta, con spettacoli rinviati o cancellati a causa delle incertezze economiche.

La città e gli artisti si mobilitano

L’appello dei gestori ha fatto presto il giro tra attori e registi napoletani, che sui social hanno mostrato solidarietà. “Il Sannazaro è casa nostra”, ha scritto l’attrice Marina Confalone su Facebook. Anche il pubblico ha dato segnali di vicinanza: ieri sera, davanti all’ingresso di via Chiaia 157, alcuni spettatori abituali si sono fermati a parlare con i dipendenti del teatro. “Non possiamo perdere un altro pezzo della nostra storia”, ha detto una signora sulla settantina, con la voce carica di preoccupazione.

Tra speranze e incertezze

Al termine del sopralluogo, nessuna soluzione immediata è arrivata. Le istituzioni prenderanno tempo per valutare le richieste e capire se e come intervenire. Fonti vicine al Comune parlano di una possibile riunione operativa nei prossimi giorni tra Comune, Regione e Ministero della Cultura per definire una strategia comune. Intanto, Lara Sansone e Salvatore Vanorio restano in attesa di risposte concrete: “Abbiamo fatto tutto il possibile – sottolinea Sansone – ora tocca alle istituzioni dimostrare che credono davvero nella cultura napoletana”.

Il futuro del Teatro Sannazaro è appeso a un filo. Ma per ora, la città sembra determinata a non voltarsi dall’altra parte.