Parigi, 17 febbraio 2026 – Stefano Scarpetta, economista di lunga esperienza, dal primo aprile prenderà il timone come capo economista dell’Ocse, segnando una nuova tappa nel suo percorso all’interno dell’organizzazione internazionale con sede a Parigi. La sua nomina, ufficializzata solo pochi giorni fa, arriva in un momento di grandi cambiamenti a livello globale e rappresenta per lui una sfida di peso.
Scarpetta al vertice dell’Ocse: una nomina che conta
“È un’altra tappa in una lunga carriera all’Ocse, dove ho ricoperto ruoli importanti a vari livelli. Credo di conoscerla bene”, ha detto Scarpetta in un’intervista a Parigi con l’ANSA. Nato nel 1966, l’economista italiano è il primo connazionale a tornare a questo incarico dopo Pier Carlo Padoan, che ha guidato il dipartimento dal 2009 al 2014. Un cambio di guardia che arriva in un periodo segnato da “incertezze persistenti” e da una richiesta crescente di analisi indipendenti sulle sfide economiche mondiali, come sottolineano fonti vicine all’Ocse.
Le sfide sul tavolo: geopolitica, digitale e intelligenza artificiale
Scarpetta non nasconde la complessità del momento: “Oggi, sia l’organizzazione che i Paesi membri dell’Ocse devono affrontare grandi sfide”, ha ammesso. Tra queste, la geopolitica, che influisce sulle catene di approvvigionamento e sugli scambi commerciali, e le “grandi trasformazioni in atto, come la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale generativa”. Temi ormai al centro del lavoro dei gruppi tecnici dell’Ocse, dove Scarpetta ha già guidato diversi tavoli su lavoro, produttività e innovazione.
Fonti vicine al dossier confermano che la scelta di puntare su Scarpetta vuole rafforzare il ruolo dell’Ocse come “bussola” per i Paesi membri, in un mondo sempre più frammentato. “Il ruolo di capo economista porta con sé grandi responsabilità, ma sono consapevole delle sfide che ci aspettano”, ha aggiunto, lasciando intendere che le priorità saranno stabilite nelle prossime settimane con il segretario generale Mathias Cormann.
Da Roma a Parigi: un percorso lungo una vita
Romano, laureato alla Sapienza e con un dottorato alla London School of Economics, Scarpetta ha iniziato la sua carriera all’Ocse negli anni ’90. Nel tempo si è occupato di politiche del lavoro, crescita e innovazione, salendo fino alla direzione del dipartimento Employment, Labour and Social Affairs. Chi lo conosce lo descrive come “metodico” e “attento ai dettagli”, ma anche capace di ascoltare le esigenze dei Paesi più piccoli.
Negli ultimi anni ha seguito da vicino i dossier sulla transizione digitale e sulle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro. Spesso ha sottolineato l’urgenza di “politiche attive” per aiutare i lavoratori ad adattarsi ai cambiamenti tecnologici. Un tema che, secondo gli osservatori parigini, sarà centrale anche nel suo nuovo ruolo.
L’Italia e l’Ocse: un legame che si rafforza
La nomina di Scarpetta ha ricevuto il plauso anche a Roma. Fonti del Ministero dell’Economia parlano di un “riconoscimento della scuola economica italiana”, mentre il ministro Giancarlo Giorgetti ha inviato un messaggio di congratulazioni. “Siamo certi che saprà rappresentare al meglio l’Italia e l’Europa in un contesto internazionale così complesso”, ha detto Giorgetti.
Fondata nel 1961 e composta oggi da 38 Stati membri, l’Ocse gioca un ruolo chiave nell’analisi delle politiche economiche e sociali dei Paesi più avanzati. Il capo economista guida il team che si occupa delle previsioni macroeconomiche e delle raccomandazioni ai governi. Un compito che, come ricorda Scarpetta, richiede “rigore nell’analisi, ma anche capacità di dialogo”.
Lo sguardo avanti
Il mandato di Scarpetta partirà ufficialmente il primo aprile 2026. Nei corridoi di rue André Pascal si respira attesa: molti colleghi ricordano la sua capacità di mediare nei momenti più difficili delle recenti crisi economiche. Eppure, come lui stesso ha ammesso, “le incognite non mancano”. Solo il tempo dirà se la sua esperienza riuscirà a guidare l’organizzazione verso nuove soluzioni condivise. Per ora, la nomina manda un messaggio chiaro: l’Ocse punta su competenza e continuità, in un momento in cui le certezze scarseggiano.
