Tajani: il governo respinge con fermezza l’annessione della Cisgiordania

Tajani: il governo respinge con fermezza l'annessione della Cisgiordania

Tajani: il governo respinge con fermezza l'annessione della Cisgiordania

Matteo Rigamonti

Febbraio 17, 2026

Roma, 17 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito oggi alla Camera la posizione dell’Italia sulla crisi in Medio Oriente, chiedendo con fermezza la fine delle violenze in Terra Santa e un intervento deciso contro le aggressioni dei coloni estremisti. L’intervento, arrivato a pochi giorni dalla prima riunione del Board of Peace prevista giovedì a Washington, ha messo in luce le preoccupazioni del governo italiano per l’escalation di tensioni che coinvolge anche le comunità cristiane della regione.

Tajani: “Basta violenze in Terra Santa”

Durante le comunicazioni in Parlamento, Tajani ha messo in evidenza come le recenti aggressioni dei coloni estremisti abbiano colpito direttamente le comunità cristiane, da sempre impegnate nel promuovere il dialogo e la convivenza in una delle zone più delicate al mondo. “La violenza in Terra Santa deve finire”, ha detto il ministro ai deputati poco dopo le 10.30. Un appello che, secondo la Farnesina, è rivolto sia alle autorità israeliane sia agli attori internazionali impegnati nel processo di pace.

Tajani ha assicurato che l’Italia continuerà a chiedere “con forza a Israele di fermare le azioni dei coloni”, sottolineando come la tutela delle minoranze religiose sia fondamentale per la stabilità dell’area. La questione, ha spiegato, non riguarda solo la sicurezza immediata delle persone coinvolte, ma anche il futuro del dialogo interreligioso e della convivenza tra popoli diversi.

Allarme per le comunità cristiane e il dialogo tra fedi

Le parole di Tajani arrivano in un momento segnato da nuovi episodi di tensione in Cisgiordania, dove – secondo fonti ONU – nelle ultime settimane si sono registrati diversi attacchi contro villaggi palestinesi e luoghi di culto cristiani. La comunità internazionale osserva con preoccupazione l’aumento delle aggressioni, che rischiano di compromettere il fragile equilibrio tra le diverse confessioni presenti sul territorio.

“Le comunità cristiane sono da sempre un ponte di pace e dialogo in Medio Oriente”, ha ricordato Tajani. Un ruolo che, secondo il ministro, va difeso con la diplomazia ma anche con una pressione politica costante sulle autorità locali. Solo così, ha aggiunto, si potrà evitare che la spirale di violenza spezzi definitivamente ogni speranza di riconciliazione.

Italia contraria all’annessione della Cisgiordania

Nel suo intervento, Tajani ha ribadito la contrarietà del governo italiano a ogni ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Una posizione già espressa a livello europeo, confermata dalle parole del ministro: “Il Governo condanna qualsiasi tentativo di annessione della Cisgiordania. Sono scelte che non aiutano chi vuole costruire la pace e rischiano di compromettere la soluzione a due Stati”.

La cosiddetta “soluzione a due Stati” – cioè uno Stato palestinese accanto a quello israeliano – resta, per l’Italia e l’Unione Europea, l’unica strada percorribile per una pace duratura. Tajani ha spiegato che ogni passo verso l’annessione è un ostacolo concreto ai negoziati e rischia di far salire ulteriormente la tensione, sia a livello locale sia internazionale.

Verso il Board of Peace: cosa aspettarsi

L’intervento del ministro arriva alla vigilia della prima riunione del Board of Peace, in programma giovedì a Washington. All’incontro parteciperanno Stati Uniti, Unione Europea e Paesi arabi, con l’obiettivo di rilanciare il negoziato tra israeliani e palestinesi.

Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che Roma porterà al tavolo la richiesta di “un impegno concreto per proteggere le minoranze religiose” e rispettare i luoghi santi. “Solo con il dialogo e il rispetto reciproco si potrà costruire una pace vera”, ha confidato un funzionario della Farnesina al termine della seduta.

In attesa dell’appuntamento di Washington, il governo italiano tiene alta l’attenzione sulla situazione in Terra Santa, consapevole che ogni passo falso può allontanare ancora di più la possibilità di una soluzione condivisa. Nel frattempo, le comunità cristiane continuano a chiedere protezione e ascolto, mentre la diplomazia internazionale si prepara a una settimana decisiva per il futuro del Medio Oriente.