Aumento dei prezzi del caffè: la febbre delle temperature nei paesi produttori fa lievitare il costo della tazzina

Aumento dei prezzi del caffè: la febbre delle temperature nei paesi produttori fa lievitare il costo della tazzina

Aumento dei prezzi del caffè: la febbre delle temperature nei paesi produttori fa lievitare il costo della tazzina

Giada Liguori

Febbraio 18, 2026

San Paolo, 18 febbraio 2026 – I cinque maggiori Paesi produttori di caffèBrasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia – hanno visto, tra il 2021 e il 2025, una media di 57 giorni in più all’anno con caldo dannoso per le loro piantagioni. A rivelarlo è una nuova indagine di Climate Central, che mette in chiaro come il cambiamento climatico stia cambiando radicalmente le condizioni di coltivazione, con ripercussioni dirette sull’offerta globale e sui prezzi della bevanda più amata al mondo.

Il caldo che mette in difficoltà la produzione

I dati di Climate Central mostrano che in queste aree si sono moltiplicati i giorni con temperature sopra i 30°C, la soglia oltre la quale le piante di caffè iniziano a soffrire. “Abbiamo notato un aumento costante delle giornate di caldo estremo, che mette a rischio sia la quantità che la qualità dei raccolti”, ha spiegato uno degli autori dello studio, pubblicato lunedì mattina. Il fenomeno colpisce soprattutto le zone rurali del Brasile: nello Stato di Minas Gerais, per esempio, alcuni coltivatori hanno già registrato nel 2024 raccolti dimezzati.

Un mercato globale sempre più sotto pressione

Il caffè è tra le principali materie prime agricole a livello mondiale. L’Organizzazione Internazionale del Caffè stima che ogni giorno si bevano circa 2,2 miliardi di tazze in tutto il pianeta. Negli Stati Uniti, almeno due adulti su tre iniziano la giornata con una tazza fumante. Ma l’aumento delle temperature sta riducendo la disponibilità di chicchi di qualità, con effetti a catena su tutta la filiera. “Il rischio è che la domanda superi l’offerta, spingendo i prezzi verso nuovi rialzi”, ha ammesso un portavoce della Federazione brasiliana dei produttori.

Il Climate Shift Index: uno sguardo scientifico

Per capire quanto il riscaldamento globale stia colpendo le piantagioni, gli scienziati hanno usato il Climate Shift Index, uno strumento che confronta le temperature reali con quelle che ci sarebbero state senza emissioni di carbonio. I dati parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025, i cinque Paesi leader hanno avuto quasi due mesi in più di clima sfavorevole rispetto al passato. In Vietnam, nella provincia di Dak Lak, i giorni sopra i 30°C sono aumentati del 20% rispetto ai dieci anni precedenti.

Caldo e qualità: una relazione pericolosa

Quando il termometro supera la soglia critica, le piante di caffè subiscono uno stress che può far calare la produzione anche del 30%, secondo alcune stime locali. E non è tutto: il caldo intenso favorisce la diffusione di parassiti e malattie, come la ruggine del caffè, già segnalata in Colombia e Etiopia. “Dobbiamo ripensare le tecniche agricole e puntare su varietà più resistenti”, ha raccontato un agronomo indonesiano durante un incontro a Jakarta.

Prezzi in rialzo e cosa ci aspetta

L’impatto di tutto questo si vede subito sui prezzi: nell’ultimo anno, la materia prima ha segnato un aumento medio del 15% nelle principali borse merci. Nei bar italiani, da Milano a Palermo, la tazzina di caffè costa ormai spesso più di un euro e cinquanta. Gli esperti avvertono: se la tendenza continua così, nei prossimi anni i rincari potrebbero farsi ancora più pesanti.

Produttori alla ricerca di soluzioni, ma il clima resta un’incognita

Di fronte a queste sfide, i coltivatori stanno provando a reagire: ombreggiando le piantagioni o scegliendo nuove varietà che resistono meglio al caldo. Ma gli esperti di Climate Central avvertono: “L’adattamento ha i suoi limiti. Senza un taglio netto alle emissioni globali, il rischio per il settore resta alto”. Solo allora, forse, il rito quotidiano del caffè non diventerà un lusso per pochi.