Roma, 18 febbraio 2026 – I boom sonici provocati dal rientro incontrollato di detriti spaziali nell’atmosfera potrebbero diventare uno strumento prezioso per seguire in tempo quasi reale questi eventi. A dirlo è uno studio pubblicato su Science da Benjamin Fernando della Johns Hopkins University e Constantinos Charalambous dell’Imperial College di Londra. La ricerca, condotta tra Stati Uniti e Regno Unito, si basa sui dati raccolti dai sismometri terrestri per mappare la traiettoria dei frammenti che rientrano dallo spazio.
Boom sonici: un segnale d’allarme per i detriti spaziali
Con il traffico in orbita che aumenta, il problema dei detriti spaziali si fa sempre più serio. Ogni anno, secondo l’ESA, almeno una decina di oggetti di grandi dimensioni rientrano nell’atmosfera senza controllo. Il rischio non è solo la quantità, ma anche la composizione di questi corpi: alcuni contengono materiali tossici, infiammabili o addirittura radioattivi, con possibili pericoli per le zone sorvolate. “Il vero problema – spiega Fernando – è che i sistemi attuali perdono la traccia degli oggetti proprio quando iniziano a disintegrarsi, cioè nel momento più critico”.
Il test con la missione cinese Shenzhou-15
Per verificare la nuova tecnica, il team ha analizzato il rientro del modulo orbitale della missione cinese Shenzhou-15, avvenuto nell’aprile 2024. In quell’occasione, 127 sismometri sparsi negli Stati Uniti hanno registrato le onde d’urto generate dal passaggio del veicolo nell’atmosfera. I dati hanno permesso di stimare con precisione la traiettoria, la velocità e l’altitudine del modulo nei momenti in cui i boom sonici erano più forti. “Siamo riusciti a ricostruire la dinamica del rientro quasi in tempo reale”, sottolinea Charalambous.
Frammentazione progressiva confermata dai testimoni
Dall’analisi è emerso come il modulo si sia disintegrato. I boom sonici registrati indicano che la Shenzhou-15 non è caduta tutta insieme, ma si è frammentata poco a poco durante la discesa. Questa ricostruzione trova conferma anche nei video amatoriali girati da cittadini statunitensi e nelle testimonianze raccolte subito dopo il rientro. “Si sono sentiti diversi boati uno dietro l’altro”, racconta un residente di Albuquerque, New Mexico, contattato al telefono. “Pensavamo fosse un temporale fuori stagione”.
Monitoraggio più rapido e rischi contenuti
Il metodo ideato da Fernando e Charalambous potrebbe migliorare la sicurezza pubblica. Oggi prevedere dove cadranno i detriti è un’impresa complicata: le condizioni atmosferiche e la frammentazione rendono difficile lanciare allerte tempestive. Usare i sismometri, già presenti in tutto il mondo per i terremoti, potrebbe invece fornire informazioni quasi in tempo reale. “Non serve costruire nuove reti”, spiega Fernando. “Basta usare i dati che abbiamo già e creare algoritmi su misura”.
Nuove prospettive e collaborazione globale
L’idea di usare i boom sonici come indicatori per seguire i rientri spaziali apre la strada a una maggiore collaborazione internazionale. Gli autori sperano di coinvolgere reti di sismometri già attive in Europa, Asia e Oceania in progetti pilota nei prossimi anni. “Il monitoraggio dei detriti è una sfida che riguarda tutti”, ribadisce Charalambous. “Condividere dati e competenze può fare la differenza”.
In attesa di sviluppi, lo studio su Science offre una nuova prospettiva per affrontare il tema della sicurezza nello spazio, una questione che, con l’aumento del traffico in orbita, diventa ogni giorno più urgente.
