Roma, 18 febbraio 2026 – Questa mattina, nella sede romana di via Po, il Consiglio confederale 2026 di Fenapi ha visto un acceso confronto tra associazioni di categoria, parlamentari e rappresentanti del governo. Al centro del dibattito, le criticità della giustizia italiana e come queste pesano sull’economia, sulle istituzioni e sulla società. Un tema urgente, che il coordinatore nazionale di Fenapi Group, Cateno De Luca, ha subito definito “impossibile da rimandare ancora”.
Giustizia e economia: un nodo che blocca l’Italia
La giornata è partita alle 9.30 con l’intervento di De Luca, che ha subito messo in luce la questione della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. “Ci vuole chiarezza – ha detto – e bisogna spiegare agli italiani perché questa riforma è un momento storico”. Pronto a raccogliere la sfida è stato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, presente in sala, che ha sottolineato come “la separazione delle carriere darà al Paese una spinta in avanti, anche nella fiducia verso le istituzioni”. Per Sisto, non è un tema da addetti ai lavori: “Va raccontato bene, perché riguarda tutti”.
Durante il dibattito, si sono succeduti interventi di rappresentanti delle principali associazioni imprenditoriali e di diversi parlamentari. Il messaggio comune è stato chiaro: la giustizia lenta e la burocrazia opprimente sono veri ostacoli alla crescita. “Il tessuto produttivo italiano è bloccato da infrastrutture carenti e soffocato da una burocrazia che frena la competitività”, hanno ribadito i vertici di Fenapi in una nota diffusa a margine dell’incontro.
Il Sud e l’Europa: una sfida aperta
A metà mattina, il discorso si è spostato sulle politiche per il Mezzogiorno e sulle opportunità offerte dall’Europa. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, ha ricordato che “senza un rilancio delle infrastrutture e una semplificazione delle procedure, il divario tra Nord e Sud rischia di allargarsi ancora”. Accanto a lui, la presidente di Sud chiama Nord e ex viceministro all’Economia, Laura Castelli, ha sottolineato l’importanza di “dare più voce alle imprese locali nei processi decisionali”, evidenziando come spesso “i territori vengano messi in secondo piano nei tavoli nazionali”.
Non sono mancati riferimenti all’Europa. Diversi relatori hanno ricordato che la competitività delle aziende italiane dipende anche dalle regole europee e dalla capacità del Paese di attrarre investimenti. “Serve una visione più ampia – ha spiegato Castelli – che rispetti le peculiarità italiane ma sappia confrontarsi con Bruxelles”.
Export in crescita, ma i problemi restano
Sul fronte economico, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida è intervenuto con un videomessaggio registrato ieri sera. “L’export italiano cresce costantemente – ha detto – e quest’anno arriveremo a quota 72,4 miliardi di euro”. Un dato che, secondo Lollobrigida, “dimostra la forza del settore agroalimentare”, ma che non basta a tranquillizzare gli imprenditori presenti.
Molti hanno infatti sottolineato come la crescita dell’export possa essere rallentata proprio dai ritardi della giustizia civile e dalla complessità delle procedure amministrative. “Ogni giorno perso in tribunale o negli uffici pubblici è un giorno perso per l’economia”, ha raccontato un imprenditore siciliano durante una pausa.
Le richieste di Fenapi: meno burocrazia, più efficienza
A chiudere l’incontro, Fenapi ha rilanciato le sue richieste: semplificare le procedure, investire nella digitalizzazione della giustizia e rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese. “Non vogliamo scorciatoie – ha chiarito De Luca – ma tempi certi e regole chiare”. Un appello che ha trovato qualche riscontro anche tra i politici presenti, anche se con qualche sfumatura diversa.
Il Consiglio confederale continuerà nei prossimi giorni con tavoli dedicati a fisco, lavoro e innovazione. Sullo sfondo resta una certezza condivisa da molti oggi a Roma: solo una riforma profonda della giustizia può davvero dare una spinta al sistema Italia.
