Roma, 18 febbraio 2026 – Il rapporto tra stampa e intelligenza artificiale è tornato sotto i riflettori questa mattina. Al convegno “Epistemia e Intelligenza Artificiale” all’Università La Sapienza di Roma, Giacomo Lasorella, presidente di Agcom, ha lanciato un nuovo allarme. Al centro della discussione, l’impatto di strumenti come Google AI Mode sull’ecosistema dell’informazione e sulla libertà di accesso alle fonti. Un tema che l’Autorità italiana vuole ora portare all’attenzione della Commissione europea.
AI Mode mette a rischio la pluralità dell’informazione
Secondo Lasorella, “cercando le notizie su AI Mode, si rischia di non leggere più i giornali”. Una frase che riassume la preoccupazione di molti operatori del settore. I nuovi strumenti di intelligenza artificiale, unendo e sintetizzando le notizie, potrebbero oscurare le testate tradizionali e ridurre la varietà delle fonti. “C’è il rischio di comprimere la libertà informativa e il diritto dei cittadini ad avere accesso a più fonti, come stabilito dall’articolo 3 dell’European Freedom Act”, ha aggiunto Lasorella. Una questione già sollevata dall’Autorità tedesca e ora al centro di una segnalazione formale a Bruxelles.
Regolatori europei chiamati a un confronto serrato
L’Agcom si muove in un contesto europeo che cambia velocemente. “Stiamo affrontando questi temi insieme alla Commissione europea e agli altri regolatori”, ha spiegato Lasorella, “ma serve il contributo della comunità scientifica. La complessità della situazione richiede un dialogo continuo tra istituzioni e ricerca”. Un appello chiaro: solo un confronto stretto tra autorità nazionali, università e organismi europei può governare una trasformazione tecnologica che corre veloce.
Digital Services Act, un baluardo in un mondo che cambia
Nel suo intervento, Lasorella ha sottolineato il ruolo centrale del Digital Services Act (DSA), “l’unico strumento a livello mondiale capace di tenere testa a un mondo in rapido cambiamento”. La normativa europea, in vigore dal 2024, regola i grandi operatori online. “Guardando il bicchiere mezzo pieno, molto si sta facendo”, ha riconosciuto il presidente di Agcom, pur invitando a non abbassare la guardia.
Sfide aperte per i regolatori nazionali
Resta però una questione cruciale, secondo Lasorella: “Serve pensare a un ruolo più ampio rispetto alle singole autorità nazionali”. Il rapporto tra Commissione Ue e i paesi da cui provengono le piattaforme digitali – spesso extraeuropee – può infatti limitare l’efficacia degli interventi nazionali. Serve una visione d’insieme, ha spiegato, per mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
Un equilibrio delicato da trovare
La discussione su AI Mode e strumenti simili non riguarda solo gli addetti ai lavori. Tocca milioni di cittadini e il modo in cui si informano ogni giorno. “Questo è solo uno dei casi che stiamo seguendo”, ha ricordato Lasorella, sottolineando come le regole sull’intelligenza artificiale abbiano già impatti concreti sui servizi per i cittadini. Il presidente di Agcom ha ribadito la necessità di “un dialogo costante tra istituzioni e ricerca”, perché solo così si potranno affrontare le sfide tecnologiche senza sacrificare la qualità e la pluralità dell’informazione.
In attesa della segnalazione formale alla Commissione europea, il dibattito resta aperto. Le parole pronunciate oggi a Roma segnano un nuovo capitolo nel confronto tra regolatori, piattaforme digitali e mondo dell’informazione.
