Mattarella: è tempo di un rispetto reciproco tra le istituzioni

Mattarella: è tempo di un rispetto reciproco tra le istituzioni

Mattarella: è tempo di un rispetto reciproco tra le istituzioni

Matteo Rigamonti

Febbraio 18, 2026

Roma, 18 febbraio 2026 – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato stamattina un appello netto al rispetto reciproco nelle istituzioni. Lo ha fatto davanti al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, nella sede di Palazzo dei Marescialli, poco dopo le 11.30. Con voce ferma ma pacata, il Capo dello Stato ha ribadito l’importanza di mantenere sempre un dialogo corretto tra i poteri dello Stato. “Come presidente della Repubblica sento il dovere di rinnovare con forza l’invito al rispetto reciproco, in ogni momento e in ogni circostanza, per il bene della Repubblica”, ha detto, scandendo bene le parole.

Mattarella: rispetto tra poteri, un’urgenza per l’Italia

Il messaggio arriva in un periodo delicato per la politica e la magistratura italiane. Negli ultimi mesi non sono mancati momenti di tensione e scambi di accuse che hanno acceso il dibattito pubblico. Mattarella, con la sua consueta sobrietà, ha scelto di parlare proprio davanti ai membri del CSM, l’organo che governa la magistratura, per sottolineare un punto che considera essenziale per la stabilità democratica del Paese.

Fonti vicine al Quirinale raccontano che il presidente ha voluto “chiamare tutti a una maggiore responsabilità”, senza entrare nel merito delle singole polemiche, ma tracciando una linea precisa: “Il rispetto tra istituzioni non è mai scontato, va coltivato ogni giorno”, ha confidato uno dei consiglieri presenti.

Tensione in aula, ma il richiamo di Mattarella trova eco

Le parole del presidente hanno ricevuto subito una risposta. Alcuni membri del CSM hanno applaudito brevemente, mentre diversi magistrati hanno commentato a bassa voce l’urgenza di “ritrovare un clima più sereno”, soprattutto dopo le recenti polemiche. “Il presidente ci ricorda che il confronto può essere acceso, ma non deve mai diventare offensivo o distruttivo”, ha detto un togato, lasciando trasparire una certa preoccupazione per il livello dello scontro pubblico.

Anche dal mondo politico sono arrivate le prime reazioni. Il ministro della Giustizia, Giulia Severino, ha espresso piena condivisione con l’appello, sottolineando che “solo con il rispetto reciproco si può mantenere l’equilibrio tra i poteri e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Parole simili sono arrivate dal presidente della Camera, Luca Fontana, che ha definito il discorso “saggio e necessario in questo momento”.

Il Quirinale, arbitro di un equilibrio fragile

Non è la prima volta che Mattarella interviene su questo tema. In passato aveva già invitato a mantenere toni adeguati e a evitare scontri eccessivi. Stavolta, però, il suo discorso è stato più diretto, quasi a voler mettere un punto dopo settimane di tensioni incrociate. “Il presidente sente forte la responsabilità di tenere unita la nazione”, ha spiegato una fonte del Colle, ricordando come il Quirinale spesso giochi il ruolo di mediatore nei momenti difficili.

Nel suo intervento Mattarella non ha fatto nomi né riferimenti espliciti ai casi recenti, come le polemiche tra politici e magistrati. Ma per molti osservatori il messaggio era chiaro. “Bisogna abbassare i toni”, ha commentato un funzionario del CSM all’uscita dall’aula. “Solo così si può lavorare per il bene del Paese”.

Un invito a guardare avanti con responsabilità

L’appello di oggi arriva in una fase segnata da sfide importanti: dalla riforma della giustizia alle tensioni tra i poteri dello Stato. In questo quadro, il richiamo al rispetto reciproco assume un valore che va oltre il momento. “Non è solo una questione di forma – ha detto Mattarella – ma di sostanza democratica”.

Mentre il plenum proseguiva i lavori, fuori da Palazzo dei Marescialli alcuni passanti si sono fermati a leggere le agenzie che rilanciavano le parole del presidente. Un uomo sulla cinquantina ha commentato: “Ci vuole qualcuno che ricordi a tutti che prima viene il Paese”. Un pensiero semplice, ma che sembra racchiudere lo spirito dell’appello lanciato oggi dal Quirinale.