Mediobanca: l’olio di oliva italiano tra crisi produttiva e deficit commerciale

Mediobanca: l'olio di oliva italiano tra crisi produttiva e deficit commerciale

Mediobanca: l'olio di oliva italiano tra crisi produttiva e deficit commerciale

Giada Liguori

Febbraio 18, 2026

Roma, 18 febbraio 2026 – L’olio d’oliva Made in Italy continua a essere protagonista sui mercati mondiali anche nel 2024, nonostante una produzione interna che resta storicamente sotto la domanda. Secondo un’analisi dell’area studi Mediobanca, l’Italia conferma il secondo posto per le esportazioni mondiali di olio d’oliva, con un valore di 2,8 miliardi di euro. Davanti a noi solo la Spagna, con 5,1 miliardi, mentre il Portogallo si ferma a 1,5 miliardi. Sul fronte delle importazioni, l’Italia è sempre seconda, con 2,9 miliardi di euro, dietro solo agli Stati Uniti che ne importano 3 miliardi. La Spagna, invece, si piazza terza con 1,4 miliardi. Un quadro che racconta bene quanto l’Italia sia centrale nel settore, ma anche quanto resti fragile.

Export italiano, gli Stati Uniti guidano la corsa

Oltre la metà dell’olio d’oliva italiano esportato finisce in tre mercati chiave: Stati Uniti (32,2% dei volumi nel 2024), Germania (14%) e Francia (6,8%). “Gli Stati Uniti restano il nostro primo mercato”, spiegano gli analisti di Mediobanca. Quasi una bottiglia su tre venduta all’estero arriva infatti sulle tavole americane. La Germania è il secondo partner europeo, seguita dalla Francia. Dati che confermano la forza del marchio Italia e la capacità delle aziende di presidiare i mercati più ricchi.

Importazioni: Spagna, Grecia e Tunisia in testa

Se l’Italia esporta molto, dall’altro lato deve importare grosse quantità di olio per soddisfare la domanda interna. Nel 2024, il 56,8% dell’olio importato arriva dalla Spagna, il 17,5% dalla Grecia e il 14% dalla Tunisia. “La dipendenza dall’estero è una realtà strutturale”, ammette un produttore romano sentito da alanews.it. “Senza le forniture dalla Spagna e dalla Grecia, il mercato italiano rischierebbe di soffrire”. Le importazioni superano infatti le esportazioni: per il 2025-26 si prevedono 570.900 tonnellate importate, contro le 371.000 tonnellate vendute all’estero.

Bilancia commerciale ancora in rosso, ma il deficit si riduce

La bilancia commerciale italiana dell’olio d’oliva resta in rosso. Nel biennio 2022-2023 il deficit ha toccato -331 e -278 milioni di euro, cifre ben sopra la media dal 1991 (-171 milioni). Solo nel 2024 il divario si è ristretto a -19 milioni. Un miglioramento che arriva anche da una lieve ripresa della produzione interna, ma non basta a cambiare la rotta. “Il divario tra produzione e consumi resta ampio”, sottolineano gli esperti di Mediobanca. Per il 2025-26 si stima una produzione di 300mila tonnellate (+21% rispetto al 2024-25), con consumi che invece si mantengono stabili intorno alle 470mila tonnellate.

Industria italiana: cresce più del resto dell’alimentare

Nonostante le difficoltà sul fronte della produzione, l’industria italiana dell’olio d’oliva mostra segnali di forza. Le vendite dei principali produttori sono cresciute in media del 7% all’anno tra il 2015 e il 2024. Un passo avanti più veloce rispetto al settore alimentare (+4,4%) e alla manifattura in generale (+3,9%). A spingere è soprattutto l’export, che nello stesso periodo cresce del 9% annuo in media, contro il +6,9% dell’alimentare e il +4,3% della manifattura. Oggi oltre un terzo del fatturato dei grandi produttori, il 35,4%, arriva dall’estero, con un aumento di più di cinque punti percentuali rispetto al 2015.

Il futuro dell’olio italiano: tra sfide e opportunità

Dall’analisi di Mediobanca emerge un settore vivo ma esposto alle oscillazioni del mercato globale e ai limiti della produzione nazionale. “Serve puntare su qualità e innovazione”, spiega un dirigente di una cooperativa pugliese. Solo così l’Italia potrà rafforzare la sua posizione nel mondo e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Nel frattempo, la sfida è trovare un equilibrio tra tradizione e competitività, in un mercato dove la domanda di olio d’oliva cresce e i consumatori chiedono sempre più garanzie su origine e tracciabilità.