Parigi punta su un supercaccia: Berlino si chiede se sia davvero necessario

Parigi punta su un supercaccia: Berlino si chiede se sia davvero necessario

Parigi punta su un supercaccia: Berlino si chiede se sia davvero necessario

Matteo Rigamonti

Febbraio 18, 2026

Berlino, 18 febbraio 2026 – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha acceso un faro sulle incertezze che pesano sul futuro del supercaccia franco-tedesco, quel progetto militare europeo che tiene insieme da anni Germania e Francia. Intervenuto al podcast Machtwechsel, Merz ha detto chiaramente che le differenze sui requisiti tecnici rischiano di far saltare tutto: “Abbiamo un problema serio sui requisiti. Se non lo risolviamo, il progetto non va avanti”, ha spiegato, lasciando poco spazio a ottimismi.

Berlino e Parigi divise su cosa serve davvero

Il punto dolente è sulle esigenze operative. Merz ha sottolineato come la Francia voglia un aereo capace di portare armi nucleari e decollare dalle portaerei. “I francesi nella prossima generazione di caccia hanno bisogno di un velivolo che trasporti armi nucleari e possa operare da portaerei. Da parte nostra, al momento, non serve”, ha detto il cancelliere. Dietro questa differenza, spiegano fonti tedesche, non c’è solo un discorso tecnico ma soprattutto politico: Parigi punta forte sulla deterrenza nucleare, mentre Berlino, almeno per ora, non la inserisce nella sua strategia militare.

FCAS, il grande sogno europeo sotto pressione

Il progetto FCAS (Future Combat Air System) è tra i più ambiziosi tentativi di collaborazione industriale e militare in Europa. Nato nel 2017, coinvolge i giganti dell’aerospazio Dassault Aviation per la Francia e Airbus Defence and Space per la Germania, con la Spagna a bordo. L’obiettivo è sviluppare entro il 2040 un sistema di combattimento aereo di nuova generazione, che sostituisca i Rafale francesi e gli Eurofighter tedeschi. Un investimento da oltre 100 miliardi di euro pensato per dare all’Europa autonomia tecnologica in un settore strategico.

Tensioni crescenti tra i partner

Negli ultimi mesi, però, i rapporti tra Parigi e Berlino si sono fatti più tesi. Fonti diplomatiche a Bruxelles raccontano di una Francia che vuole più controllo industriale sul progetto, mentre la Germania chiede garanzie sulla condivisione delle tecnologie più importanti. “Il rischio è che ognuno vada per la sua strada”, confida un funzionario europeo che segue da vicino la questione. Solo poche settimane fa, il ministro della Difesa francese Sébastien Lecornu ha ribadito quanto sia importante “un progetto comune per la sicurezza europea”, ma ha ammesso che “ci sono ancora differenze da superare”.

Le conseguenze per l’industria europea

L’incertezza sul futuro del supercaccia pesa anche sulle aziende coinvolte. Airbus e Dassault hanno già investito molto nella fase di sviluppo, ma senza una linea chiara rischiano di dover rivedere i piani. “Serve una decisione politica entro l’anno”, ha detto un dirigente di Airbus Defence and Space durante una fiera a Monaco. Il timore è che il progetto subisca ritardi o addirittura venga ridimensionato, aprendo la porta ai concorrenti extraeuropei come Stati Uniti e Regno Unito.

Europa divisa nel momento cruciale

Il dibattito arriva in un momento delicato per la sicurezza europea. La guerra in Ucraina e le tensioni con la Russia hanno spinto molti Paesi dell’UE a rafforzare la spesa militare e a lavorare insieme nel settore della difesa. Eppure, proprio mentre l’Europa cerca di fare fronte comune, emergono divisioni profonde su uno dei suoi progetti simbolo. “Non possiamo permetterci errori”, avverte un esperto del think tank SWP di Berlino. Per ora, però, la strada resta incerta.

Cosa succederà ora

Nei prossimi mesi sono in programma nuovi incontri tra esperti e politici di Germania e Francia. La speranza, almeno a Berlino, è di trovare un compromesso sui requisiti del nuovo caccia. Ma il tempo corre: senza un’intesa entro il 2026, il rischio che il progetto FCAS si fermi definitivamente diventa sempre più reale.