Milano, 18 febbraio 2026 – La decisione di permettere agli atleti russi e bielorussi di gareggiare con le proprie bandiere nazionali alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha subito scatenato una reazione dura dall’Ucraina, che nelle ultime ore ha espresso forte indignazione. Il Comitato Paralimpico Internazionale ha annunciato la revoca del divieto imposto dopo l’invasione russa del 2022, una mossa che ha acceso un acceso dibattito e diverse critiche.
Ucraina: “Una scelta scandalosa e deludente”
Il ministro dello Sport ucraino, Matviy Bidny, non ha usato mezzi termini. Su X (ex Twitter) ha definito la decisione “scandalosa e deludente”. “Consentire agli assassini e ai loro complici di gareggiare sotto le bandiere nazionali è inaccettabile”, ha scritto, lasciando chiaro il sentimento di rabbia che arriva da Kiev. Il riferimento è diretto all’invasione russa iniziata nel febbraio 2022 e alle sue conseguenze ancora pesanti per l’Ucraina.
Il ritorno delle bandiere: cosa cambia ai Giochi
Fino a poche settimane fa, gli atleti russi e bielorussi potevano partecipare solo in modo neutrale, senza simboli o riferimenti nazionali. Ora il Comitato Paralimpico Internazionale ha deciso di tornare indietro, autorizzandoli a sfilare e competere con le proprie bandiere. La svolta arriva a meno di un anno dall’inizio dei Giochi, previsti dal 6 al 15 marzo 2026 tra Lombardia e Veneto. Secondo fonti vicine agli organizzatori, la scelta è frutto di “una valutazione attenta della situazione internazionale e delle richieste delle federazioni sportive”, senza però spiegare nel dettaglio i motivi.
Le reazioni in Europa e il clima tra le delegazioni
La notizia ha fatto subito il giro delle capitali europee. A Kiev la delusione è forte: “Non possiamo accettare che chi ha violato ogni principio olimpico venga riammesso senza condizioni”, ha detto un funzionario del ministero dello Sport ucraino. Anche alcune federazioni paralimpiche occidentali si sono dette perplesse, ma con toni più cauti. A Londra, la British Paralympic Association ha detto che “seguirà la situazione con attenzione”, mentre il Comitato Paralimpico Francese ha sottolineato l’importanza di “difendere i valori dello sport”.
Il divieto del 2022 e le pressioni su chi decide
Il divieto era stato imposto nel marzo 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Allora il Comitato Paralimpico Internazionale spiegò che la misura serviva a “mantenere l’integrità dei Giochi” e a garantire rispetto tra le delegazioni. Ma da allora le pressioni per riaprire le porte a russi e bielorussi non sono mai cessate, soprattutto da Mosca e Minsk. Negli ultimi mesi, diversi rappresentanti russi hanno chiesto pubblicamente di togliere le restrizioni, sostenendo che “lo sport deve restare fuori dalla politica”.
Milano-Cortina: tensioni dietro l’angolo
L’annuncio rischia di complicare l’atmosfera ai prossimi Giochi. A Milano e Cortina, dove i preparativi vanno avanti tra cantieri e riunioni, cresce la preoccupazione per possibili tensioni tra atleti e tifosi. “Temiamo proteste o boicottaggi”, ammette un membro del comitato organizzatore. Per ora, nessun Paese ha chiesto ufficialmente di escludere le delegazioni russe o bielorusse, ma la situazione resta in continua evoluzione.
Valori olimpici e futuro incerto
Al centro del dibattito ci sono i valori olimpici e il ruolo dello sport come spazio neutrale. Il Comitato Paralimpico Internazionale ha ribadito, in una nota diffusa ieri sera, che “ogni decisione è stata presa pensando agli atleti e rispettando le regole internazionali”. Resta però un clima di incertezza tra le delegazioni. Solo con il passare del tempo si capirà se questa scelta influirà davvero sulla partecipazione o sull’immagine dei Giochi Paralimpici in Italia.
