Bruxelles, 18 febbraio 2026 – La Commissione europea sta per stringere le maglie sugli aiuti di Stato destinati ai produttori di auto elettriche. L’obiettivo è chiaro: spingere la produzione dentro i confini dell’Unione europea e ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei. Una bozza dell’Industrial Accelerator Act, vista nelle ultime ore, fissa già dal 26 febbraio nuove regole per accedere alle sovvenzioni. Le vetture dovranno essere montate interamente in Europa e almeno il 70% dei componenti – esclusa la batteria – dovrà arrivare dai Paesi membri.
Aiuti di Stato, la scommessa sulla produzione europea
La proposta, che sarà discussa a Bruxelles nei prossimi giorni, punta a dare una scossa alla filiera industriale europea nel settore chiave della mobilità elettrica. “L’idea è sostenere chi investe davvero in Europa”, spiega una fonte vicina al dossier. Il principio del Buy European, spinto soprattutto dalla Francia, trova così la sua prima applicazione pratica. Non è solo una questione industriale, ma anche di sicurezza economica: la spinta aggressiva dei produttori cinesi sulle auto elettriche preoccupa a Bruxelles e nei governi nazionali.
70% di componenti europei, ma la batteria resta fuori
Dalla bozza emerge che per ricevere i finanziamenti pubblici le case auto dovranno dimostrare che almeno il 70% dei pezzi – batterie escluse – è prodotto nei Ventisette. La soglia è ancora in discussione e potrebbe cambiare nelle prossime settimane. “È un punto delicato”, ammette un funzionario europeo coinvolto nei negoziati. Mentre alcuni Paesi chiedono più margine di manovra, altri spingono per criteri più duri.
Materiali strategici, nuove regole anche per appalti pubblici
L’Industrial Accelerator Act non si limita alle auto. Nel mirino ci sono anche gli appalti pubblici per materiali strategici. La bozza fissa quote minime: almeno il 25% dell’alluminio dovrà essere prodotto in Europa, così come il 30% della plastica usata per finestre e porte nel settore edilizio. Una misura che coinvolge direttamente il comparto delle costruzioni e le filiere collegate. “Vogliamo evitare che settori chiave restino troppo esposti alle importazioni”, ha detto un rappresentante della Commissione.
La sfida cinese e le reazioni in Europa
Il nuovo pacchetto nasce anche per rispondere all’avanzata dei produttori cinesi nel mercato europeo delle auto elettriche. Negli ultimi mesi, secondo i dati ACEA, le importazioni di veicoli elettrici dalla Cina sono cresciute del 35%. Un dato che rischia di mettere in difficoltà i produttori europei, già alle prese con costi energetici alti e una transizione tecnologica complessa. “Non possiamo permetterci di perdere terreno proprio adesso”, confida un diplomatico francese a Strasburgo.
Cosa succederà ora
Il testo finale dell’Industrial Accelerator Act è atteso per il 26 febbraio. Fino ad allora, si continuerà a trattare su punti cruciali: la soglia del 70% per i componenti auto potrebbe cambiare, così come le percentuali per alluminio e plastica negli appalti pubblici. Alcuni osservatori avvertono che le nuove regole potrebbero penalizzare le aziende più piccole, meno pronte a cambiare rapidamente produzione. Altri, invece, vedono nell’iniziativa una spinta necessaria per ridare slancio all’industria europea.
Tra protezione e mercato unico, la difficile strada da seguire
Le fonti comunitarie spiegano che la vera sfida sarà trovare un punto d’incontro tra proteggere la produzione interna e rispettare le regole del mercato unico. “Non vogliamo chiudere le porte agli investimenti esteri”, precisa un portavoce della Commissione, “ma serve una strategia chiara per rafforzare la nostra autonomia industriale”. Solo allora si potrà capire se questa nuova stagione di aiuti di Stato cambierà davvero il volto della mobilità elettrica europea.
