Imprenditore in crisi: arresto ai domiciliari per sfruttamento dei dipendenti

Imprenditore in crisi: arresto ai domiciliari per sfruttamento dei dipendenti

Imprenditore in crisi: arresto ai domiciliari per sfruttamento dei dipendenti

Matteo Rigamonti

Febbraio 19, 2026

Palermo, 19 febbraio 2026 – Questa mattina a Partinico, nel Palermitano, un imprenditore di 62 anni è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di sfruttamento del lavoro e estorsione ai danni dei suoi dipendenti. L’ordinanza, firmata dal gip su richiesta della Procura di Palermo, è stata eseguita dalla Guardia di Finanza del comando provinciale. Insieme a lui, è indagato anche un suo stretto collaboratore, coinvolto – secondo gli inquirenti – nella gestione della società che lavora e confeziona prodotti ortofrutticoli destinati alla grande distribuzione.

Abusi sistematici nel cuore dell’agroalimentare

L’inchiesta, guidata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni, ha messo a fuoco un presunto sistema di abusi continui ai danni dei lavoratori. Gli investigatori hanno ricostruito come i dipendenti fossero costretti a rinunciare a ferie e riposi settimanali, senza poter dire una parola. “Non potevamo mai chiedere un giorno libero”, ha raccontato uno degli operai sentiti dalla Guardia di Finanza. Le condizioni di lavoro, si legge negli atti, venivano imposte con la minaccia – non troppo velata – di perdere il posto.

Stipendi tagliati e soldi restituiti in contanti

Dalle indagini emerge un quadro chiaro: le retribuzioni erano molto al di sotto dei minimi stabiliti dai contratti nazionali. In alcuni casi, la Procura parla di stipendi ridotti anche del 50% rispetto a quanto spettava. Ma non è tutto: una parte del salario veniva prelevata in contanti dai lavoratori e restituita al datore di lavoro. Un sistema che, secondo gli inquirenti, serviva all’imprenditore per abbattere i costi e sfuggire ai controlli fiscali. “Ci davano la busta paga, ma poi ci chiedevano i soldi indietro”, ha spiegato un altro dipendente durante un interrogatorio.

Il ricatto della necessità

Molti operai coinvolti – uomini e donne dai 30 ai 55 anni, residenti tra Partinico e i comuni vicini – erano in forte difficoltà economica. La Guardia di Finanza spiega che proprio la precarietà li ha spinti ad accettare condizioni durissime. “Non avevamo scelta”, ha confidato una persona ascoltata dagli investigatori. Chi provava a ribellarsi rischiava il licenziamento o veniva escluso dai turni migliori.

Le indagini e il ruolo del collaboratore

L’inchiesta è nata da alcune segnalazioni anonime arrivate alla Procura nel 2025. Da lì sono partiti i controlli: confronto tra buste paga, orari reali e testimonianze degli operai. Il collaboratore dell’imprenditore, un uomo di 48 anni del posto, avrebbe avuto un ruolo centrale nel rapporto con il personale e nella raccolta dei soldi in contanti. Gli inquirenti stanno verificando se questo sistema fosse attivo anche in altre aziende del settore.

Le reazioni e i prossimi passi

Gli arresti hanno scosso i sindacati locali. “Serve un controllo più stretto nelle aziende dell’agroalimentare”, ha detto Maria Lo Bianco, segretaria della Flai Cgil Palermo. “Questi fatti mostrano quanto sia fragile la posizione dei lavoratori in certe realtà”. Intanto la Procura ha avviato nuovi accertamenti patrimoniali sulla società e sui suoi amministratori. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Salvatore Greco, si è dichiarato “estraneo ai fatti” e pronto a chiarire la sua posizione davanti al giudice.

Un fenomeno che non si ferma

Secondo la Guardia di Finanza, solo nell’ultimo anno sono state aperte più di 40 indagini per sfruttamento del lavoro nel settore agricolo tra Palermo e Trapani. Un problema che riguarda soprattutto le piccole aziende legate alla grande distribuzione. “Il rischio è che queste situazioni rimangano nascoste”, ha ammesso una fonte vicina all’inchiesta. Solo quando le vittime trovano il coraggio di denunciare emergono storie che vanno ben oltre una semplice violazione contrattuale.

L’indagine continua: nei prossimi giorni sono previsti nuovi interrogatori e sviluppi sul fronte patrimoniale. Per ora, l’imprenditore resta ai domiciliari nella sua casa di Partinico.