Perth, 19 febbraio 2026 – Gli zirconi delle Jack Hills, minuscoli cristalli vecchi di quattro miliardi di anni, stanno cambiando la nostra idea sulla tettonica delle placche e la nascita dei primi continenti. Lo rivela uno studio dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato su Nature, che illumina le dinamiche geologiche della Terra primordiale grazie all’analisi di questi antichissimi minerali trovati nell’Australia Occidentale.
Zirconi: piccole capsule del tempo
Per i ricercatori guidati dal geochimico John Valley, gli zirconi sono vere e proprie “capsule del tempo”. “Questi granelli – spiega Valley – conservano una quantità enorme di informazioni. Sono gli unici testimoni diretti dei primi 500 milioni di anni della Terra e ci mostrano come la superficie e l’interno del pianeta si sono influenzati durante la formazione dei continenti”. Il team ha usato uno strumento molto preciso, il WiscSIMS, capace di analizzare particelle minuscole, poco più piccole di un decimo di un capello umano, per studiare gli elementi chimici contenuti in ogni singolo grano.
Placche in movimento già quattro miliardi di anni fa
Analizzando gli elementi chimici negli zirconi, gli scienziati sono riusciti a separare quelli nati nei magmi profondi del mantello da quelli legati a processi di subduzione e alla crosta continentale. I campioni delle Jack Hills mostrano una firma chimica diversa da quella degli zirconi dell’Adeano trovati in Sudafrica, che invece hanno caratteristiche più primitive. “Sembrano parte di crosta continentale e si sono formati sopra una zona di subduzione”, sottolinea Valley.
Questa scoperta suggerisce che la Terra primordiale fosse già geologicamente varia, con diversi tipi di movimenti tettonici attivi allo stesso tempo in aree diverse. Un fatto che mette in discussione l’idea classica che la tettonica delle placche sia iniziata molto più tardi.
Impronte chimiche e acqua primordiale
Gli zirconi agiscono come impronte digitali dell’ambiente in cui sono nati. Analizzando la loro composizione isotopica, il team ha trovato tracce di processi tipici della subduzione, cioè il riciclo della crosta terrestre che scende sotto altre placche. Ma non è tutto: le analisi rivelano anche la presenza di acqua liquida già in tempi molto antichi.
“Le prove di condizioni superficiali potenzialmente abitabili si fanno sempre più forti e risalgono a molto prima di quanto pensassimo”, conclude Valley. Questa scoperta apre la strada a nuove ipotesi sulla comparsa della vita, spostandola indietro nel tempo rispetto alle stime tradizionali.
Tecnologia avanzata e collaborazione globale
Lo studio è stato possibile grazie al finanziamento del Consiglio europeo della ricerca nell’ambito del programma Horizon H2020 dell’Unione europea. La ricerca ha coinvolto anche laboratori australiani e sudafricani, a conferma del carattere internazionale degli studi sulle origini della Terra.
Il prossimo passo, dicono gli autori, sarà confrontare i dati degli zirconi australiani con quelli di altre parti del mondo, per disegnare una mappa più precisa dei processi geologici nei primi miliardi di anni del nostro pianeta. “Solo allora – ammette Valley – potremo capire davvero quanto fosse attiva la Terra ai suoi albori”.
Nel frattempo, i minuscoli zirconi delle Jack Hills continuano a raccontare, in silenzio, la lunga storia della Terra. E forse anche qualcosa in più sulle origini della vita.
