L’algerino con 23 condanne risarcito: il clamoroso errore del governo Meloni

L'algerino con 23 condanne risarcito: il clamoroso errore del governo Meloni

L'algerino con 23 condanne risarcito: il clamoroso errore del governo Meloni

Matteo Rigamonti

Febbraio 19, 2026

Roma, 19 febbraio 2026 – Redouane Laaleg, algerino di 56 anni con alle spalle ben 23 condanne, ha ottenuto un risarcimento di 700 euro per un errore nella procedura del suo trasferimento dal Cpr di Gradisca d’Isonzo a quello di Gjader, in Albania. Il trasferimento, deciso dal governo Meloni nel marzo 2025, ha scatenato un acceso dibattito politico. Al centro della vicenda c’è la legittimità del trattenimento e la tutela dei diritti fondamentali, come ha spiegato il giudice Corrado Bile nella sentenza.

Il trasferimento in Albania: un errore che pesa

Tutto comincia il 21 febbraio 2025, quando il prefetto di Cuneo ordina l’espulsione di Laaleg, mentre il questore ne dispone il trattenimento nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Il giudice di pace convalida la misura, motivando la decisione con “gravi pregiudizi per reati contro il patrimonio e la persona”. In quel momento, Laaleg non chiede asilo e viene assistito da un avvocato d’ufficio. L’unico ostacolo all’espulsione è il via libera del consolato algerino, che nel 2024 aveva autorizzato 26 rimpatri.

A marzo 2025 il governo cambia il Protocollo Italia-Albania: ora anche gli stranieri già trattenuti nei Cpr italiani possono essere trasferiti a Gjader. Dietro questa scelta c’è la necessità di riempire un centro rimasto vuoto dopo i rinvii della Corte di giustizia europea. L’11 aprile, Laaleg viene trasferito in Albania. Solo allora presenta domanda d’asilo. Ma qui scatta il problema: la direttiva UE 32/2013 stabilisce che chi chiede protezione deve restare in Italia fino a quando la domanda non viene decisa. La Corte d’Appello di Roma, quindi, non convalida il trattenimento in Albania.

Risarcimento e diritti violati

Quando la questura prova a trattenere Laaleg nel Cpr di Bari, il tribunale segue la linea della Corte d’Appello. Un aspetto importante pesa sulla decisione: Laaleg ha due figli minori, affidati ai nonni materni, con cui è in corso un percorso di riavvicinamento. Il giudice Bile riconosce la violazione della vita privata e familiare, tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Il risarcimento – 700 euro – è il minimo rispetto alle richieste della difesa.

“Capisco che il fatto che sia un migrante abbia acceso il dibattito politico”, ha detto Bile a Repubblica, “ma qui si parla di diritti fondamentali, che spettano a ogni persona, indipendentemente dal suo passato”. Il giudice precisa di non aver liberato Laaleg: “La Corte d’Appello di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento. Io non ho mai giudicato se la sua permanenza in un Cpr o la sua espulsione fossero legittime”.

Chi è Redouane Laaleg e le reazioni politiche

Arrivato in Italia nel 1995, Laaleg ha una compagna italiana e due figli piccoli. Nel suo passato ci sono undici detenzioni e tredici episodi in cui ha fornito false generalità alle forze dell’ordine. Tra le condanne, anche una per lesioni personali contro una donna. Dal marzo 2023 la responsabilità genitoriale è stata tolta sia a lui sia alla madre; i nonni materni si occupano dei bambini.

Il caso ha scatenato dure reazioni dal governo. Giorgia Meloni ha criticato la sentenza, accusando la magistratura di bloccare le politiche sull’immigrazione e di “impedire l’espulsione di un clandestino con 23 condanne”. Il giudice Bile ha risposto: “Sono stato accusato di non decidere secondo diritto e coscienza. Ma i cittadini devono sapere che io non ho nessuna agenda politica e che le mie decisioni sono basate solo sulla legge”.

Diritti da rispettare, procedure da seguire

Per Bile, il punto cruciale è il rispetto dei diritti della persona: “Un padre trasferito senza preavviso ha il diritto di sapere il motivo e di avvertire la famiglia, soprattutto se ci sono bambini piccoli”. Il magistrato chiarisce che la sentenza non mette in discussione la legittimità dei centri in Albania né il diritto dello Stato a espellere chi infrange la legge: “I criminali vanno puniti, le espulsioni sono previste dalla legge. Ma qui si parla di seguire le regole”.

Intanto, i dati sui rimpatri restano bassi: secondo La Stampa, nel 2024 solo 44 algerini sono tornati in patria, e nessuno nel 2025. Il caso Laaleg mette in luce le difficoltà pratiche e giuridiche nelle politiche migratorie italiane ed europee.

Mentre si aspettano nuovi sviluppi – e forse altre polemiche – resta aperta la domanda: come si può conciliare la sicurezza pubblica con la tutela dei diritti fondamentali? Per ora, una risposta chiara non c’è.