New York, 19 febbraio 2026 – Questa mattina il prezzo del petrolio ha fatto un salto alla Borsa di New York, salendo del 2,02% fino a toccare i 66,51 dollari al barile. Dietro questo aumento, secondo gli operatori, ci sono le tensioni internazionali e le attese degli investitori sulle prossime mosse dell’OPEC.
Petrolio in rialzo: cosa sta spingendo i prezzi
Le quotazioni del greggio sono aumentate fin dall’apertura, con una crescita costante che non è passata inosservata agli analisti. “Dietro c’è un mix di fattori geopolitici e di mercato”, ha detto John Miller, trader di Goldman Sachs a New York, poco dopo le 10. In particolare, le tensioni tra alcuni paesi produttori e l’ipotesi di un taglio dell’offerta da parte dell’OPEC+ hanno fatto salire la domanda.
Ma non è tutto. Fonti di mercato segnalano anche che le previsioni di un inverno più freddo negli Stati Uniti e in Europa stanno mettendo pressione sulle scorte. “Le riserve sono basse e questo si vede subito sui prezzi”, ha aggiunto Miller. Un altro elemento che spinge i prezzi è la ripresa della domanda cinese, che nelle ultime settimane ha mostrato segnali di ripresa dopo mesi difficili.
Mercati in fermento: l’effetto sui titoli energetici
Il balzo del petrolio a 66,51 dollari al barile ha acceso i mercati finanziari. A Wall Street, il settore energetico ha aperto in positivo, con i titoli delle grandi compagnie – da ExxonMobil a Chevron – che hanno guadagnato tra l’1% e il 2%. Gli investitori però restano prudenti. “Ogni movimento del greggio si riflette su inflazione e costi industriali”, ha detto Emily Rogers, analista di Morgan Stanley, durante un incontro con i giornalisti.
Anche in Europa la reazione è stata simile. A Milano, il titolo Eni è salito dello 0,8% nella prima ora di contrattazioni. In Italia, gli occhi sono puntati anche sui prezzi alla pompa: secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina costa in media 1,89 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 1,81 euro.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Gli esperti non si mettono d’accordo sul futuro a breve termine. C’è chi pensa che il prezzo possa restare stabile intorno ai livelli attuali, soprattutto se l’OPEC+ confermerà i tagli alla produzione annunciati per il prossimo trimestre. Ma non mancano le previsioni di nuovi rialzi, soprattutto se le tensioni in Medio Oriente dovessero aumentare o se ci fossero nuovi problemi nella catena di approvvigionamento globale.
“Il mercato è molto sensibile alle notizie geopolitiche”, ha ammesso un operatore della Borsa di New York, che ha preferito non farsi riconoscere. “Basta una dichiarazione fuori programma o un dato sulle scorte per cambiare rapidamente tutto”.
L’impatto su consumatori e imprese
L’aumento del petrolio si sente subito in tasca a famiglie e aziende. Le associazioni dei consumatori italiane hanno già lanciato l’allarme. “Ogni aumento del barile si traduce in rincari su carburanti e bollette”, ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, contattato appena usciti i dati. Per Dona, “serve tenere tutto sotto controllo per evitare speculazioni”.
Anche le imprese del settore manifatturiero guardano con preoccupazione. “I costi energetici pesano sempre di più sui bilanci”, ha spiegato Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. “Se questa tendenza continua, molte aziende dovranno rivedere i prezzi o rallentare la produzione”.
Un mercato ancora incerto e volatile
La situazione resta molto incerta. Gli esperti internazionali sottolineano che il mercato del petrolio è più esposto che mai a fattori geopolitici e climatici. L’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, uscito ieri sera, parla chiaro: “Le scorte mondiali sono ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni” e la domanda globale potrebbe superare le attese nel primo semestre del 2026.
Nei prossimi giorni vedremo se i 66,51 dollari al barile saranno un nuovo punto fermo o solo una tappa in una fase ancora molto instabile. Gli operatori restano in allerta, pronti a muoversi al minimo segnale dai mercati o dalle cancellerie internazionali.
