Milano, 19 febbraio 2026 – Le piogge intense e improvvise in Italia stanno diventando sempre più frequenti. In alcune zone, questi episodi si sono praticamente raddoppiati rispetto a 35 anni fa, scaricando grandi quantità d’acqua in pochi minuti e su spazi ristretti. A dirlo è uno studio internazionale pubblicato su Natural Hazards and Earth System Sciences, guidato dall’Università di Milano insieme all’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna e alla società milanese Ricerca sul Sistema Energetico (Rse).
I ricercatori, coordinati da Francesco Cavalleri, hanno passato al setaccio dati atmosferici ad alta risoluzione dal 1986 al 2022. Ne è uscita una fotografia chiara: i temporali più intensi si concentrano soprattutto in estate e autunno, con aumenti marcati in alcune zone del Nord Italia e lungo le coste.
Piogge forti, il Nord e le coste più colpite
Lo studio mette in luce come le zone prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, la Lombardia e l’Alto Adige siano le più colpite durante l’estate. Qui, gli eventi estremi sono passati da una decina all’anno negli anni Novanta a oltre venti negli ultimi tempi. “Abbiamo visto un aumento netto soprattutto tra giugno e settembre – spiega Cavalleri – quando i temporali possono scaricare decine di millimetri d’acqua in meno di un’ora”.
In autunno, invece, l’aumento riguarda soprattutto alcune aree costiere della Liguria, del Mar Ionio e della Sardegna. Qui, i 2-3 episodi all’anno di una volta sono diventati più di dieci. Un cambiamento che, avvertono gli esperti, non si può più considerare un caso isolato.
Cambiamento climatico e rischi concreti
Nel lavoro ha partecipato anche Maurizio Maugeri dell’Università di Milano. Secondo i ricercatori, l’aumento delle piogge intense è legato agli effetti del cambiamento climatico. “Questo studio aiuta a capire come il riscaldamento globale stia modificando le precipitazioni intense in Italia – dice Cavalleri – e offre dati importanti per la protezione civile, per mettere in sicurezza le infrastrutture esistenti e per progettare quelle nuove”.
Più piogge forti significano rischi reali: frane, alluvioni, danni a strade e città. Negli ultimi dieci anni, dicono i dati Ispra, i danni causati da eventi idrogeologici sono aumentati del 40% nelle zone più vulnerabili.
Nuovi strumenti per prevedere e prevenire
Una novità dello studio è l’uso della ‘rianalisi’, una tecnica che ricostruisce con precisione la frequenza e l’intensità delle piogge estreme usando dati atmosferici dettagliati. “Diffondere l’uso di questi strumenti è fondamentale – sottolinea Maugeri – perché aiutano a capire meglio i rischi legati a frane e alluvioni”.
Grazie alla rianalisi si possono individuare le aree più a rischio e organizzare interventi mirati. In Lombardia, per esempio, sono già partiti progetti pilota per rinforzare argini e sistemi di drenaggio nei comuni più colpiti.
I territori si muovono, ma serve di più
Lo studio ha fatto scattare anche qualche campanello d’allarme tra le istituzioni locali. A Bergamo, il sindaco Giorgio Gori commenta: “Negli ultimi anni abbiamo visto piogge improvvise che mettono a dura prova la città. Serve un piano aggiornato per gestire queste emergenze”. Anche la Protezione Civile nazionale sta studiando nuove linee guida. “Dobbiamo adattarci a un clima che cambia in fretta”, dice una fonte interna.
Gli autori dello studio avvertono: l’aumento delle piogge intense non rallenterà senza una forte riduzione delle emissioni di gas serra. Nel frattempo, tocca alle comunità locali rafforzare la propria capacità di resistere: dalla manutenzione dei corsi d’acqua alla sensibilizzazione dei cittadini sui pericoli legati a questi fenomeni.
Fino a nuovi dati, resta il fatto che le piogge estreme sono ormai una sfida con cui fare i conti ogni anno, soprattutto nelle zone più fragili dal punto di vista idrogeologico.
