Roma, 19 febbraio 2026 – Il Tar del Lazio ha dato il via libera all’ordinanza di precettazione firmata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti il 26 novembre 2024, che aveva ridotto a quattro ore lo sciopero generale nazionale dei trasporti. Secondo i giudici, la scelta del ministero ha saputo bilanciare bene il diritto allo sciopero con le esigenze della collettività, entrambe tutelate dalla Costituzione.
Sindacati bocciati, il Tar spiega perché
La sentenza, pubblicata ieri mattina sul sito del tribunale amministrativo, ha respinto il ricorso di Confederazione Unitaria di Base-Cub e Sindacato Generale di Base-Sgb. I due sindacati avevano contestato la riduzione dello sciopero, sostenendo che il rischio di una grande adesione non bastava a dimostrare un vero pericolo per gli utenti. Avevano anche sottolineato che la misura non poteva essere giustificata dalla presunta violazione della “regola della rarefazione oggettiva” da parte di altri sindacati.
Il Tar, invece, ha sottolineato che l’ordinanza ministeriale rispetta i principi della Costituzione. Nel testo si legge che “la riduzione della durata dello sciopero ha bilanciato in modo giusto e proporzionato questo diritto con i bisogni della collettività, che si fondano su diritti costituzionali di pari valore a quelli delle organizzazioni sindacali ricorrenti”.
Scioperi e trasporti: un equilibrio difficile
La vicenda arriva in un momento di grande tensione nel mondo dei trasporti pubblici, segnato da numerosi scioperi sia a livello locale che nazionale. L’ordinanza del 26 novembre 2024 era arrivata dopo giorni di trattative intense e aveva diviso lavoratori e utenti. I sindacati avevano parlato di “limitazione ingiusta” del diritto di sciopero. Dall’altro lato, molte associazioni di consumatori avevano accolto con sollievo la decisione, evidenziando i disagi evitati a migliaia di pendolari.
Fonti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti spiegano che la scelta di ridurre lo sciopero a quattro ore era necessaria per garantire i servizi minimi essenziali in una giornata particolarmente critica per la mobilità nazionale. “Abbiamo agito per proteggere sia i lavoratori che i cittadini”, aveva detto un funzionario ministeriale subito dopo l’ordinanza.
Reazioni a caldo: sindacati delusi, utenti più sereni
Dopo la sentenza, le reazioni non si sono fatte attendere. Tra i sindacati, la delusione è forte. “Prendiamo atto della decisione del Tar – ha detto in una nota Marco Bellini, portavoce della Cub – ma restiamo convinti che il diritto allo sciopero sia stato limitato troppo”. La posizione della Sgb è più cauta, con l’annuncio di una riflessione interna sulle prossime mosse.
Sul fronte degli utenti, invece, c’è soddisfazione per la conferma della precettazione. “È un segnale importante – ha commentato Laura Gatti, presidente del Comitato Pendolari Roma-Lazio – perché riconosce anche i nostri diritti: poter andare a lavoro o a scuola senza restare bloccati”.
Un precedente che segna la strada
La decisione del Tar del Lazio potrebbe diventare un punto di riferimento per i futuri scioperi nei servizi pubblici essenziali. Alcuni esperti di diritto amministrativo sottolineano che la sentenza chiarisce come il bilanciamento tra diritto allo sciopero e tutela degli utenti debba essere valutato caso per caso, ma lascia al governo un margine di scelta nelle situazioni più delicate.
Nel frattempo, nel mondo dei trasporti si guarda già alle prossime scadenze sindacali. I principali sindacati stanno valutando nuove forme di protesta, mentre dal ministero arriva la volontà di mantenere il dialogo aperto. “Serve responsabilità da tutte le parti”, confida un dirigente vicino al dossier. Ma tra binari e banchine, la sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa.
