Roma, 19 febbraio 2026 – A fine gennaio, i numeri del Superbonus 110%, diffusi da ENEA, raccontano un impatto profondo sul patrimonio edilizio italiano. Il valore complessivo degli investimenti ammessi a detrazione ha superato i 124 miliardi e 241 milioni di euro, mentre gli interventi conclusi e certificati sfiorano i 121 miliardi. Un conto pesante per lo Stato: l’onere per le detrazioni maturate sui lavori finiti raggiunge i 130 miliardi di euro.
Superbonus 110%: lo stato degli investimenti
Nato nel 2020 per dare una spinta all’edilizia e migliorare l’efficienza energetica, il Superbonus ha coinvolto, dati alla mano, 502.919 edifici in tutta Italia. Di questi, 139.912 sono condomini, mentre la fetta più grande è rappresentata da 245.583 edifici unifamiliari. Seguono le 117.419 unità immobiliari indipendenti e infine cinque edifici aperti al pubblico, un numero esiguo secondo il report ENEA.
Dal punto di vista geografico, la maggior parte degli interventi si concentra al Nord. Lombardia e Veneto guidano sia per numero di pratiche che per importi investiti. “Questo riflette la maggiore presenza di condomini e una migliore possibilità di accesso al credito”, spiega un funzionario del Ministero dell’Ambiente.
Il peso sulle casse dello Stato
Il vero nodo resta il costo per la finanza pubblica. I 130 miliardi di euro di detrazioni superano persino gli investimenti conclusi. A spingere verso l’alto questa cifra ha contribuito il meccanismo delle cessioni del credito e dello sconto in fattura, che ha accelerato la maturazione dei benefici fiscali. Un tema che ha acceso il dibattito politico, soprattutto dopo le modifiche introdotte dal governo Meloni per contenere la spesa.
ENEA chiarisce che la differenza tra investimenti e onere effettivo deriva proprio dal funzionamento dell’incentivo: “Il Superbonus ha creato un effetto moltiplicatore ma ha anche generato un impegno finanziario che si estenderà negli anni a venire”, dice un portavoce.
Chi ha davvero guadagnato dal Superbonus
I dati mostrano che i maggiori beneficiari sono stati i proprietari di edifici unifamiliari e i condomini di dimensioni medie. In molte realtà, soprattutto nei piccoli centri, il Superbonus ha rappresentato un’occasione unica per lavori di efficientamento mai fatti prima: dai cappotti termici alla sostituzione degli infissi, fino all’installazione di pannelli solari. “Senza questo incentivo, non avremmo mai potuto permetterci interventi così ampi”, racconta Anna Bianchi, amministratrice di condominio a Modena.
Il settore edile ha vissuto una stagione di forte crescita, ma non sono mancati gli ostacoli: ritardi nei pagamenti dei crediti fiscali, problemi nel reperire materiali e una corsa contro il tempo per rispettare le nuove scadenze imposte dalle normative.
Cosa ci aspetta dopo il Superbonus
Con la fine della fase più generosa del Superbonus, restano però molte incognite sul futuro dell’edilizia e sulla sostenibilità dei conti pubblici. Il governo ha già annunciato una revisione degli incentivi, puntando su formule più mirate e meno costose.
Gli analisti avvertono di un possibile rallentamento degli investimenti nel breve periodo. “Il Superbonus ha dato una spinta importante, ma ora serve una strategia che guardi più avanti”, commenta Marco Rossi, economista all’Università di Bologna. Intanto, i dati ENEA restano una testimonianza chiara di una stagione senza precedenti per l’edilizia italiana: oltre mezzo milione di edifici riqualificati, una spesa pubblica enorme e un’eredità destinata a far discutere ancora a lungo.
