Tajani: l’omicidio di Quentin, un crimine senza confini da condannare

Tajani: l'omicidio di Quentin, un crimine senza confini da condannare

Tajani: l'omicidio di Quentin, un crimine senza confini da condannare

Matteo Rigamonti

Febbraio 19, 2026

Lione, 19 febbraio 2026 – L’omicidio di Quentin, giovane attivista francese ucciso nella notte tra domenica e lunedì nel cuore del campus universitario di Lione, ha scosso profondamente la Francia e non solo. Un fatto che, come ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, “riguarda tutti” e che richiama con forza la necessità di respingere senza mezzi termini ogni forma di violenza politica. La notizia, arrivata nelle prime ore di ieri, ha subito fatto il giro anche in Italia, dove il ricordo di episodi simili – soprattutto nei momenti più difficili della storia repubblicana – è ancora vivo.

Un omicidio che va oltre i confini

Dalle prime indagini della polizia francese emerge che Quentin, 22 anni, studente e attivista noto per il suo impegno nei movimenti studenteschi, è stato aggredito intorno alle 22.30, appena uscito da una biblioteca nel quartiere universitario di Lione. Testimoni parlano di una discussione che è degenerata in pochi minuti, seguita da un’esplosione di violenza improvvisa: un colpo letale, probabilmente inferto con un’arma da taglio. Gli investigatori stanno ancora cercando di ricostruire quanto accaduto e capire il movente, senza escludere una matrice politica.

Il ministro Tajani, intervenuto su X (ex Twitter) stamattina, ha scritto: “Un omicidio che non conosce confini, un avvertimento per chi usa odio e violenza, per chi diffonde insulti e linguaggi d’odio.” Parole che risuonano forte in un momento in cui i campus europei sono sempre più divisi e carichi di tensione.

La politica italiana alza la voce

“Ci sono stati tanti Quentin anche in Italia”, ha ricordato Tajani nel suo post. Un chiaro richiamo ai giovani che, in anni difficili per il nostro Paese – dagli scontri degli anni Settanta fino agli episodi più recenti di violenza politica – hanno perso la vita per le loro idee o semplicemente per trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. “Condannare quello che è successo a Lione serve anche a questo,” ha aggiunto, “a evitare di tornare indietro, a un passato che non vogliamo rivedere.”

La reazione in Italia non si è fatta attendere. Esponenti di maggioranza e opposizione hanno espresso cordoglio per la famiglia di Quentin e vicinanza al mondo universitario francese. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha parlato di “un fatto che deve farci riflettere tutti”, mentre la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto “un impegno comune contro ogni forma di odio.”

Università sotto pressione

Negli ultimi mesi, le università francesi – e non solo – sono diventate un terreno di scontro sempre più acceso tra gruppi antagonisti. A Lione, fonti locali confermano tensioni crescenti tra collettivi studenteschi di orientamento opposto. “Il clima è cambiato,” racconta un docente della facoltà di Scienze Politiche, che preferisce restare anonimo. “Si respira paura, soprattutto dopo quello che è successo a Quentin.”

Anche in Italia torna d’attualità il tema della sicurezza nei campus. Solo poche settimane fa, a Bologna, una manifestazione studentesca è degenerata in scontri con la polizia. “Serve dialogo,” ha ribadito Tajani nel suo intervento sui social. “La politica è confronto, anche con chi la pensa diversamente.”

Un passato che non si può dimenticare

Il richiamo ai “periodi più bui della Repubblica” evoca immagini che molti italiani conoscono bene: gli anni di scontri tra opposti estremismi, le vittime delle violenze di piazza, nomi che restano nella memoria collettiva. Eppure, come sottolineano diversi osservatori, il rischio di una nuova escalation non va sottovalutato.

“Non possiamo permetterci di tornare indietro,” ha confidato ieri sera un ex dirigente studentesco milanese. “Quentin era uno come tanti ragazzi italiani che credono nella partecipazione. La sua morte deve essere un campanello d’allarme.”

Condanna unanime e appello al dialogo

Nei prossimi giorni sono attese nuove reazioni dal governo francese e dalle istituzioni europee. Intanto, a Lione, centinaia di studenti si sono radunati davanti alla biblioteca dove è avvenuta l’aggressione: fiori, cartelli con il nome di Quentin e una richiesta semplice ma urgente – basta violenza.

“Solo allora,” ha scritto Tajani chiudendo il suo messaggio su X, “potremo dire di aver imparato qualcosa dal passato.” Un monito che oggi attraversa confini e generazioni.