Viterbo, 19 febbraio 2026 – Un litigio scaturito dalla pipì di un cane su una scarpa potrebbe aver scatenato il dramma che ha portato all’omicidio di Giovanni Bernabucci, 52 anni, noto negli ambienti ultras della Lazio come “La Iena”. È successo venerdì 13 febbraio, in un appartamento di via Santa Lucia, a Viterbo. A infliggere il colpo fatale, secondo gli investigatori, sarebbe stato Davide Ernesti, 47 anni, coinquilino e amico della vittima.
La chiamata disperata e l’arrivo della polizia
Erano le 21.30 quando al centralino del 112 è arrivata la telefonata di Ernesti. Voce nervosa, parole confuse: diceva di essere stato aggredito da Bernabucci nel loro appartamento. Gli agenti della questura di Viterbo sono arrivati in fretta. Hanno trovato Bernabucci a terra, in soggiorno, con diverse ferite da taglio al torace. Accanto a lui, un coltello ancora sporco di sangue. Ernesti, invece, era lì vicino, sotto shock, con vestiti macchiati e mani che tremavano. “Non ricordo niente”, avrebbe ripetuto più volte agli agenti.
Una lite nata al mattino
Dalle prime indagini della squadra mobile emerge che la tensione tra i due era salita già dalla mattina. Tutto per una scarpa sporcata dalla pipì del cane di Ernesti. Un motivo apparentemente banale, ma che ha acceso una discussione sempre più accesa. Ernesti ha raccontato agli investigatori che Bernabucci lo avrebbe aggredito e persino spinto giù per le scale. Dettaglio confermato anche dalla fidanzata di Ernesti, che ha detto di aver ricevuto messaggi preoccupanti dal compagno durante la giornata.
Messaggi minacciosi e un clima di paura
Gli investigatori hanno sequestrato i telefoni dei due coinquilini. Dai messaggi tra Ernesti e la sua compagna emergono dettagli inquietanti: “Non ce la faccio più, se va avanti così lo ammazzo”, avrebbe scritto Ernesti il pomeriggio del 13 febbraio. Dall’altra parte, Bernabucci avrebbe inviato minacce non solo a Ernesti, ma anche alla sua fidanzata e al loro cane. “Vi faccio fuori tutti”, si legge in uno dei messaggi acquisiti. Una escalation di parole dure che, secondo gli inquirenti, ha alimentato paura e tensione in casa.
Il ritorno a casa e la tragedia
La sera del 13 febbraio, Bernabucci torna nell’appartamento di via Santa Lucia. Lascia l’auto accesa nel cortile, con lo sportello aperto – un particolare notato dai vicini intorno alle 21.15. Sale al piano terra, dove vive con Ernesti da qualche mese. La polizia ricostruisce che Bernabucci avrebbe impugnato un coltello prima di entrare. Scoppia un’altra lite. Ernesti dice di non ricordare cosa sia successo dopo: “Ho perso la testa”, avrebbe ammesso agli agenti nel primo interrogatorio.
Le indagini in corso
Gli investigatori cercano di mettere insieme i pezzi della vicenda. Sul tavolo del soggiorno, oltre al coltello insanguinato, hanno trovato bicchieri e bottiglie vuote: segno che probabilmente avevano passato insieme parte della serata. Nessun segno di scasso o di altre persone in casa. La fidanzata di Ernesti, ascoltata come persona informata sui fatti, ha confermato che i rapporti tra i due si erano rovinati nelle ultime settimane. “Litigavano spesso per cose futili”, ha spiegato agli inquirenti.
Il quartiere sotto choc
Nel quartiere Santa Lucia si respira un’atmosfera pesante. I vicini raccontano di aver sentito urla provenire dall’appartamento già nel pomeriggio. “Erano amici da anni, ma ultimamente qualcosa era cambiato”, dice una residente del palazzo. La morte di Bernabucci ha scosso anche il mondo degli ultras laziali: sui social si sono moltiplicati messaggi di cordoglio e incredulità.
Le prossime mosse della giustizia
Davide Ernesti è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Nelle prossime ore sarà sentito dal gip per la convalida del fermo. Gli investigatori aspettano i risultati dell’autopsia per capire quanti colpi sono stati inferti e a che ora è avvenuto il decesso. Resta da chiarire se la lite sia sfuggita di mano all’improvviso o se ci sia stata una volontà premeditata, come potrebbero suggerire alcuni messaggi trovati sui telefoni.
Un omicidio consumato tra le mura di casa, partito da un motivo che – almeno all’apparenza – sembra insignificante. Eppure dietro quella porta chiusa si nascondeva un conflitto che covava da tempo.
