Washington, 19 febbraio 2026 – “Non c’è mai stato nulla di più potente e prestigioso“. Così Donald Trump ha dato il via ieri alla prima riunione del Board of Peace a Washington, segnando un ritorno in grande stile sotto i riflettori. L’incontro si è svolto a pochi passi dalla Casa Bianca, in un hotel elegante, con una ventina di partecipanti: diplomatici, imprenditori e rappresentanti della società civile. L’ex presidente spera che questo appuntamento diventi un punto di svolta nel dibattito su sicurezza e politica estera.
Trump lancia il Board of Peace: “Un progetto unico nel suo genere”
Seduto al centro di un lungo tavolo in legno scuro, Trump ha preso la parola poco dopo le 11. “Non abbiamo mai visto niente di simile, nemmeno nei momenti più duri della nostra storia”, ha detto ai presenti. Il Board of Peace è un organismo appena nato con l’obiettivo di “favorire il dialogo tra le nazioni e rafforzare il ruolo degli Stati Uniti come pilastro della stabilità mondiale”. Un progetto che, spiegano i suoi collaboratori, vuole coinvolgere anche privati e organizzazioni non governative.
L’incontro è partito con un rapido sguardo all’economia americana. Trump ha sottolineato la crescita del PIL e la solidità del mercato del lavoro negli ultimi mesi. “L’America è più forte che mai, ma la pace resta la nostra priorità”, ha ribadito. Nessun riferimento diretto alle tensioni internazionali, ma per molti in sala il messaggio era chiaro: il Board nasce in un momento delicato, con rapporti tesi tra Washington, Pechino e Mosca.
Un tavolo bipartisan, ma con il marchio Trump
Tra i presenti c’erano volti noti della diplomazia americana, come l’ex ambasciatore Richard Haass, e la consigliera repubblicana Kellyanne Conway. C’era anche una delegazione di imprenditori guidata da Peter Thiel. L’atmosfera, raccontano chi ha partecipato, era quella di un grande evento: formale, ma con scambi di battute e momenti più rilassati. “Vogliamo costruire ponti, non muri”, ha confidato un membro del Board durante una pausa.
Tuttavia, la firma di Trump si è fatta sentire. Dalla scelta dei temi – sicurezza, economia, ruolo degli Stati Uniti nel mondo – fino al modo diretto e deciso con cui ha parlato. “Non è solo questione di parole”, ha sottolineato l’ex presidente, “ma di fatti concreti che cambieranno il corso degli eventi”. Nessuna anticipazione sulle prossime mosse, ma fonti vicine al Board parlano di incontri con leader stranieri e tavoli su questioni delicate come Ucraina e Medio Oriente.
Reazioni a Washington: tra dubbi e speranze
La nascita del Board of Peace ha acceso opinioni contrastanti nella capitale. Alcuni democratici hanno espresso dubbi sull’efficacia dell’iniziativa. “Serve chiarezza sugli obiettivi e su come si vuole agire”, ha detto il senatore Chris Murphy. Dall’altra parte, diversi esperti vedono nel Board un tentativo di rilanciare il ruolo internazionale degli Stati Uniti in un periodo di grande incertezza.
Fuori dall’hotel, nel pomeriggio, piccoli gruppi di manifestanti hanno mostrato cartelli critici verso Trump. “Non basta cambiare nome alle cose per cambiare la realtà”, ha detto una studentessa della Georgetown University. Dentro, invece, il clima è rimasto tranquillo: strette di mano, sorrisi e qualche battuta sulle prossime elezioni presidenziali.
Board of Peace: struttura e sfide
Gli organizzatori hanno spiegato che il Board of Peace avrà sede a Washington e si riunirà ogni mese. Tra i primi temi da affrontare ci sono le crisi regionali e il rafforzamento delle alleanze storiche degli Stati Uniti. Non sono stati resi noti dettagli su budget o finanziamenti, anche se alcune fonti parlano di contributi privati da fondazioni americane.
Nel suo discorso finale, Trump ha ribadito la volontà di “dare voce a chi crede nella pace attraverso il dialogo”. Un messaggio che, nelle sue intenzioni, punta a superare divisioni interne e a rilanciare l’immagine degli Stati Uniti come protagonista sulla scena mondiale.
Resta da vedere se il Board riuscirà davvero a influenzare le grandi questioni internazionali o se sarà solo un simbolo. La prossima riunione è già fissata per metà marzo. Solo allora si potrà capire se le parole pronunciate ieri avranno un seguito concreto.
