Roma, 20 febbraio 2026 – Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, ha lanciato un allarme senza mezzi termini: “Mancano 10.200 uomini”. Lo ha detto ieri mattina a Roma, durante l’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali carabinieri. Un buco che, secondo Luongo, pesa ogni giorno sull’attività dei reparti e rischia di mettere in crisi la capacità di risposta in un momento in cui le richieste di sicurezza non si fermano.
Personale sotto organico: un peso che si sente
Il numero è chiaro: “La carenza è pari all’8,5% della forza prevista dalla legge”. In parole semplici, mancano oltre diecimila carabinieri. Una situazione che, ha spiegato il generale, “condiziona tutte le unità operative”, obbligando chi è in servizio a reggere un carico di lavoro pesante. “Il problema nasce da anni fa – ha ricordato – quando il turnover è stato bloccato durante la spending review”. Una scelta fatta per risparmiare, ma che oggi si paga cara: la differenza tra il personale previsto e quello effettivo è diventata strutturale.
Sui territori la situazione è sempre più difficile
Nei comandi di città grandi e piccole, la pressione si fa sentire ogni giorno. “Le unità sul territorio e i reparti specializzati – ha sottolineato Luongo – devono affrontare un lavoro che cresce sempre di più”. E non basta. La domanda di sicurezza da parte dei cittadini resta alta, ma le risorse non bastano più per coprire tutto il territorio come si dovrebbe. In alcune stazioni, dicono fonti interne, i turni si allungano e le pattuglie devono coprire zone più ampie rispetto al passato. “Siamo costretti a fare di più con meno uomini”, confessa un maresciallo della provincia di Latina.
Riserva volontaria: una possibile risposta
Per provare a uscire da questo impasse, il comando dell’Arma sta cercando nuove strade. Oltre a coprire le carenze con assunzioni ordinarie – “in accordo con il governo”, precisa Luongo – si sta guardando con interesse all’idea di creare il ruolo del carabiniere ausiliario della riserva volontaria. L’idea è quella di avere personale in più, con costi più contenuti, senza pesare sulle normali assunzioni legate al turnover. “Stiamo studiando anche i modelli usati in altri Paesi, come Francia e Spagna”, spiega Luongo, lasciando intendere che si potrebbe prendere spunto dalle esperienze di altre gendarmerie europee.
Richiami in servizio per emergenze
Non è tutto. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche quella dei richiami in servizio in caso di emergenze particolari. Un modo per rafforzare temporaneamente l’organico quando serve di più. Il comandante vuole andare verso un “progressivo recupero” del personale mancante, ma vede nella creazione di una riserva selezionata una leva per accelerare i tempi.
Le istituzioni al lavoro
Il problema della carenza di personale nelle forze dell’ordine è da tempo al centro dell’attenzione del governo. Da Palazzo Chigi, fonti del Ministero dell’Interno fanno sapere che si stanno valutando con attenzione le proposte dell’Arma. “Siamo consapevoli delle difficoltà – dice un funzionario – e stiamo cercando soluzioni che siano praticabili sia sul piano operativo che economico”. Nei prossimi mesi sono previsti nuovi incontri tra i vertici delle forze dell’ordine e l’esecutivo per mettere a punto un piano condiviso.
Tra sacrifici e speranze
Intanto, nelle caserme si fa di tutto per non far cadere il sistema. “Nonostante tutto, ogni giorno proviamo a garantire la sicurezza dei cittadini”, racconta un giovane carabiniere a Bologna. Ma la preoccupazione è palpabile: senza un intervento serio, il rischio è di vedere le risorse umane consumarsi sempre di più. E resta la domanda: basteranno le misure che si stanno studiando per colmare il vuoto lasciato da anni di blocco del turnover?
