Crans-Montana: la cooperazione tra le procure di Roma e Sion svela nuovi dettagli sulla strage

Crans-Montana: la cooperazione tra le procure di Roma e Sion svela nuovi dettagli sulla strage

Crans-Montana: la cooperazione tra le procure di Roma e Sion svela nuovi dettagli sulla strage

Matteo Rigamonti

Febbraio 20, 2026

Roma, 20 febbraio 2026 – Un accordo per una “cooperazione rafforzata” è stato siglato tra la Procura di Roma e quella svizzera di Sion nelle indagini sulla strage di Crans-Montana, dove a gennaio hanno perso la vita 41 persone. A rendere nota l’intesa è stato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, al termine di un incontro con la procuratrice generale del Vallese, Béatrice Pilloud. L’obiettivo è lavorare insieme in modo più stretto, soprattutto per selezionare i documenti davvero utili alle autorità italiane nell’ambito della rogatoria internazionale.

Italia e Svizzera, un patto per fare luce sulla tragedia

Secondo Lo Voi, la collaborazione tra le due procure punterà soprattutto a scambiarsi atti e documenti chiave per capire chi ha responsabilità e ricostruire cosa sia accaduto quella notte all’incendio del residence sulle Alpi svizzere. “Abbiamo trovato un modo operativo che ci permette di individuare in fretta i materiali importanti per l’Italia”, ha spiegato il magistrato romano, sottolineando come questa collaborazione sia basata sulla “massima trasparenza e rapidità”.

La tragedia, scoppiata nella notte tra il 17 e il 18 gennaio a Crans-Montana, ha coinvolto molti cittadini italiani, tra cui diversi giovani gravemente feriti. Le indagini sono guidate dalle autorità svizzere, con l’appoggio degli inquirenti italiani, e mirano a chiarire le cause dell’incendio e a verificare eventuali mancanze nei sistemi di sicurezza della struttura.

Le condizioni dei giovani italiani ricoverati

Intanto, a Milano, l’attenzione resta alta sulle condizioni dei ragazzi italiani sopravvissuti al rogo e ricoverati all’ospedale Niguarda. “Sono fuori pericolo di vita, ma molti sono ancora in condizioni molto serie”, ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante la cerimonia di consegna del premio Rosa Camuna ai medici intervenuti dopo la tragedia.

Bertolaso ha aggiunto che per cinque dei giovani più gravi la strada sarà lunga: “Per qualcuno serviranno mesi prima di poter tornare a casa, per altri qualche settimana. Non sono guariti, il percorso è ancora pieno di difficoltà”. L’assessore ha voluto ringraziare i medici del Niguarda per il lavoro svolto: “Dobbiamo essere riconoscenti per quello che stanno facendo e per quello che ancora dovranno fare. Sarà un cammino difficile, con momenti di speranza ma anche di preoccupazione”.

Un cammino difficile, tra cura e sostegno psicologico

I medici stanno lavorando su due fronti: le ustioni e i danni ai polmoni, affidandosi a due squadre diverse. “Serve anche un supporto psicologico”, ha sottolineato Bertolaso. Tutti i ragazzi sono coscienti e sanno che la degenza sarà lunga: “Capiscono che per uscire dall’ospedale ci vorranno mesi. Ogni giorno va accompagnato con attenzione in questo percorso così difficile”.

La situazione clinica resta delicata. I sanitari monitorano costantemente i pazienti, alternando terapie intensive a momenti di assistenza emotiva. “Siamo ancora in una fase complicata”, ha ammesso l’assessore, lasciando intendere che la strada verso la guarigione sarà lunga e piena di ostacoli.

La visita che ha dato speranza

Un momento molto importante per i ragazzi è stata la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo Bertolaso, il Capo dello Stato ha voluto incontrare personalmente i giovani, dopo aver parlato con medici e famiglie: “Per loro è stato un vero conforto, la medicina più bella”, ha raccontato l’assessore lombardo.

La presenza del Presidente ha dato forza ai ragazzi e alle loro famiglie, segnando una tappa fondamentale nel difficile percorso di recupero. Nei corridoi bianchi del Niguarda, la visita è rimasta impressa come un gesto concreto di vicinanza in un momento di dolore e incertezza.

Le indagini vanno avanti su entrambi i fronti, italiano e svizzero. Solo nei prossimi mesi si potrà capire chi ha responsabilità e se la tragedia si sarebbe potuta evitare. Nel frattempo, resta alta l’attenzione sulle condizioni dei sopravvissuti e sulla necessità di garantire loro tutto l’aiuto possibile.