La luce: il segreto per i supercomputer quantistici del domani

La luce: il segreto per i supercomputer quantistici del domani

La luce: il segreto per i supercomputer quantistici del domani

Giada Liguori

Febbraio 20, 2026

Stanford, 20 febbraio 2026 – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford ha annunciato ieri, sulle pagine di Nature, una nuova piattaforma per manipolare i fotoni – le particelle di luce – che potrebbe rivoluzionare i supercomputer quantistici del futuro. Al centro della novità ci sono minuscole cavità ottiche rivestite di microlenti, non più microspecchi. Una soluzione che, dicono gli autori, consente di estrarre molte più informazioni quantistiche, i cosiddetti qubit, rispetto alle tecnologie oggi disponibili.

Microlenti al posto dei microspecchi: una rivoluzione nella gestione dei fotoni

La differenza non è solo tecnica, spiegano i ricercatori. “Per costruire un computer quantistico davvero efficiente, bisogna leggere i dati contenuti nei qubit molto in fretta”, ha detto Jonathan Simon, capo dello studio. Finora, il nodo principale era la dispersione della luce: gli atomi emettono fotoni in tutte le direzioni e non abbastanza rapidamente. Le nuove cavità ottiche, invece, indirizzano la luce in un’unica direzione. “Abbiamo trovato il modo di dotare ogni atomo di un computer quantistico della propria cavità personale”, ha aggiunto Simon.

Una piattaforma con 40 cavità e la sfida di crescere ancora

Il team ha messo a punto una piattaforma di prova con 40 cavità, ognuna con il suo atomo. Un risultato che, secondo i dati pubblicati su Nature, dimostra che la tecnica può funzionare anche su scala più grande. I ricercatori sono riusciti a progettare una struttura con più di 500 cavità, aprendo la strada a sistemi molto più complessi. Ora la sfida è arrivare a milioni di qubit: solo così i computer quantistici supereranno davvero quelli tradizionali. “I risultati mostrano che il metodo si può allargare a numeri molto grandi”, si legge nel paper.

Oltre l’informatica: biosensori e telescopi per esopianeti

Questa scoperta non riguarda solo il mondo dei computer. Gli autori sottolineano che la tecnologia potrebbe servire anche per biosensori e microscopi di nuova generazione. Ma non finisce qui: la piattaforma potrebbe trovare applicazione anche in astronomia, per costruire telescopi in grado di osservare direttamente pianeti fuori dal Sistema Solare. “Le cavità ottiche con microlenti raccolgono la luce in modo molto più efficiente”, ha spiegato uno degli autori. Tradotto, significa poter vedere dettagli finora impossibili.

La corsa globale ai computer quantistici

La sfida dei computer quantistici coinvolge laboratori e aziende in tutto il mondo. Secondo le ultime stime, serviranno milioni di qubit stabili per ottenere un vantaggio reale rispetto ai computer tradizionali. La soluzione di Stanford – basata su cavità individuali rivestite di microlenti – è un passo avanti verso questo traguardo. Al momento, la piattaforma è ancora in fase di test. Ma la rapidità con cui il team è passato da 40 a oltre 500 cavità fa sperare in margini di crescita importanti.

Reazioni dalla comunità scientifica

La pubblicazione su Nature ha attirato l’attenzione degli esperti. “È un risultato che potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo alla scalabilità dei computer quantistici”, ha commentato un fisico del MIT contattato da alanews.it. Altri però invitano a tenere i piedi per terra: “La strada verso milioni di qubit è ancora lunga e piena di ostacoli tecnici”, ha ricordato un ricercatore europeo.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Per ora, la chiave dei supercomputer quantistici sembra passare dalle minuscole cavità con microlenti di Stanford. Se la tecnologia manterrà le promesse, nei prossimi anni potremmo assistere a una vera rivoluzione non solo nell’informatica, ma anche in medicina e astronomia. Tutti gli occhi della comunità scientifica sono puntati su questa nuova frontiera della luce.