Milano, 20 febbraio 2026 – Si fa sempre più intricata la vicenda che coinvolge Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato indagato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso nel boschetto di Rogoredo lo scorso 26 gennaio. Le ultime indagini, coordinate dalla Procura di Milano, rivelano che il poliziotto – 42 anni, in servizio al commissariato Mecenate – avrebbe avuto rapporti precedenti con la vittima e altri spacciatori della zona. Un particolare che, se confermato, potrebbe complicargli ancora di più la posizione.
Nuove accuse e indagini in corso
Nelle ultime ore, fonti investigative hanno confermato che Cinturrino è indagato anche per falso ideologico. L’accusa riguarda un verbale di arresto redatto il 7 maggio 2024 nel quartiere Corvetto, a pochi chilometri da Rogoredo. In quel frangente, una telecamera di sorveglianza avrebbe ripreso l’agente mentre tirava fuori alcune banconote dalla cover del cellulare di un pusher tunisino, per poi mettersele in tasca. Un episodio che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere legato a un giro più ampio di estorsioni ai danni di piccoli spacciatori tra Corvetto e Rogoredo.
La soffiata anonima che ha acceso le indagini
A fine gennaio, una fonte confidenziale ha inviato alla Procura di Milano un’informativa dettagliata. Nel documento si parla di un appartamento che si affaccia su piazzale Ferrara, nel cuore del Corvetto, considerato un punto di riferimento per i tossicodipendenti della zona. Due spacciatori italiani, secondo la segnalazione, avrebbero goduto della “protezione” di un poliziotto chiamato “Carmelo”, descritto come amico della portinaia del condominio. Gli investigatori hanno già fatto diversi sopralluoghi e raccolto testimonianze che sembrano confermare almeno in parte questa ricostruzione.
Il presunto “pizzo” ai pusher: migliaia di euro per il controllo della piazza
Secondo la stessa fonte, Cinturrino avrebbe chiesto “alcune migliaia di euro” a un pusher marocchino che voleva vendere droga nella zona. Gli inquirenti, guidati dal pm Cristina Tarzia, stanno controllando movimenti bancari e telefonate dell’agente per scovare eventuali passaggi di soldi sospetti. “Stiamo lavorando su più fronti – ha spiegato una fonte vicina all’inchiesta – e qualche riscontro è già emerso”. Non è escluso che nelle prossime settimane vengano ascoltati altri testimoni tra i residenti e gli abituali frequentatori del quartiere.
La sparatoria: troppi dubbi sulla versione ufficiale
Per quanto riguarda l’omicidio di Mansouri, la Procura sembra sempre meno convinta della versione degli agenti presenti quella sera nel boschetto di Rogoredo. I primi accertamenti balistici indicano che il 28enne sarebbe stato colpito da una distanza di circa venti metri. E, secondo gli investigatori, non avrebbe mai impugnato un’arma vera. La pistola a salve trovata vicino al corpo potrebbe essere stata piazzata dopo da qualcuno degli agenti, nel tentativo di ricostruire una situazione di pericolo.
Accuse ai colleghi: favoreggiamento e omissione di soccorso
Oltre a Cinturrino, altri quattro agenti sono finiti sotto inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso. Secondo la Procura, avrebbero aiutato a coprire le responsabilità del collega e rallentato l’arrivo dei soccorsi. “Non abbiamo nulla da nascondere”, ha detto uno degli indagati tramite il suo avvocato, “siamo convinti che la verità verrà fuori”.
La consulenza balistica che potrebbe fare luce
Ora si attende la consulenza balistica disposta dal pm Tarzia, che dovrebbe chiarire definitivamente come sono andati i fatti. I risultati sono previsti entro fine mese. Nel frattempo, tra chi vive a Rogoredo e Corvetto cresce la tensione. “Qui la paura è tornata”, racconta un residente di via Orwell, “non ci fidiamo più di nessuno”. Un clima di sfiducia che pesa sulle indagini e rischia di allungare i tempi per arrivare a una verità condivisa.
