Cuore in pericolo: la drammatica situazione del bambino secondo il cardiologo del Monaldi

Cuore in pericolo: la drammatica situazione del bambino secondo il cardiologo del Monaldi

Cuore in pericolo: la drammatica situazione del bambino secondo il cardiologo del Monaldi

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Napoli, 21 febbraio 2026 – La situazione di Domenico, il bambino ricoverato al Monaldi dopo il trapianto di un cuore compromesso, resta gravissima. A confermarlo oggi è stato Antonio Corcione, responsabile del reparto di rianimazione non pediatrica, al termine di un incontro con il team medico, la mamma del piccolo e il suo avvocato. «Sta davvero molto male, la sua condizione è critica. Ha un’insufficienza multiorgano e noi siamo qui per proteggerlo, non per lasciarlo andare», ha detto Corcione, visibilmente provato, ai giornalisti.

Medici e famiglia si parlano chiaro: niente accanimento, solo cure essenziali

L’incontro, che si è tenuto stamattina nell’ospedale di via Leonardo Bianchi, ha visto la famiglia chiedere un nuovo percorso di cure. Non si tratta di eutanasia, hanno tenuto a precisare i medici, ma di una scelta condivisa per togliere le terapie inutili e mantenere solo quelle indispensabili. «Non ci stiamo accanendo», ha ribadito Corcione, «faremo solo il minimo necessario per proteggere il bambino». L’Ecmo, la macchina che tiene in vita Domenico, resterà collegata: «Se la togliamo, muore subito», hanno spiegato fonti dell’ospedale. Verranno invece sospese altre terapie ritenute superflue in questa fase.

Il cuore destinato a Domenico è stato trapiantato a Bergamo

Nel frattempo, il cuore che sarebbe dovuto andare a Domenico è stato impiantato con successo su un altro bambino all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. La decisione è arrivata dopo una riunione tra specialisti, tra cui il cardiochirurgo Amedeo Terzi. Le condizioni di Domenico non permettevano più un secondo intervento. «Non avevamo alternative», ha detto Corcione, che pur non seguendo direttamente il caso si è detto «sconvolto come medico, padre e nonno».

Sedazione profonda e cure palliative: cosa dice la legge

«Il bambino è sedato, non soffre», ha assicurato Corcione. Le cure attuali si basano sulla legge 219 del 2017, che tutela il diritto a interrompere trattamenti sproporzionati rispetto allo stato di salute. Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesia e rianimazione (Siaarti), ha spiegato che in questi casi si parla di «terapia non per guarire, ma per alleviare il dolore». Si usano farmaci ben studiati – oppioidi e non, sedativi, ansiolitici – sempre dosati con attenzione e sotto controllo. «La quantità somministrata cambia a seconda di come sta il paziente», ha aggiunto Bignami.

Eutanasia e sedazione profonda: le differenze chiare

La presidente di Siaarti ha poi sottolineato la differenza tra eutanasia e sedazione profonda: «L’eutanasia è un atto diretto a causare la morte per togliere la sofferenza. In Italia non è permessa». La sedazione palliativa invece ha lo scopo di calmare sintomi insopportabili – come dolori fortissimi o difficoltà a respirare – usando la dose minima di farmaci e sempre in un percorso clinico regolato dalla legge.

Privacy e rispetto: l’appello dei medici alla stampa

In queste ore delicate, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) ha chiesto rispetto e silenzio per la famiglia. «Chiediamo a tutti, anche ai giornalisti, di lasciar stare la famiglia che sta vivendo un dolore privato», ha detto Filippo Anelli, presidente Fnomceo. Un appello che si sente forte nei corridoi del Monaldi, dove la mamma di Domenico non si stacca mai dal letto del figlio.

Un caso che scuote la medicina e la società

La storia di Domenico – un bimbo con insufficienza multiorgano dopo un trapianto di cuore andato male – riapre il dibattito sulle scelte di fine vita in pediatria. I medici sono chiari: «Non stiamo abbandonando il paziente». Si fa solo ciò che serve, rispettando la legge e la dignità del piccolo. Ma tra i camici bianchi si respira un senso di impotenza. «Le speranze sono molto poche», ha ammesso Corcione. E allora, in questi momenti sospesi tra scienza e umanità, resta solo il silenzio delle corsie e la presenza discreta della famiglia.