La battaglia di una famiglia nel bosco: «I genitori oppressi da chi dovrebbe sostenerli»

La battaglia di una famiglia nel bosco: «I genitori oppressi da chi dovrebbe sostenerli»

La battaglia di una famiglia nel bosco: «I genitori oppressi da chi dovrebbe sostenerli»

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Roma, 21 febbraio 2026 – La storia della “famiglia nel bosco” continua a far discutere e a sollevare dubbi. Nelle ultime ore, Danila Solinas, avvocata di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, ha denunciato che i suoi clienti si sentono “vessati da chi dovrebbe sostenerli”. La famiglia, composta da cittadini stranieri, è bloccata in Italia e, secondo la legale, non può lasciare il Paese senza separarsi dai figli. “In teoria potrebbero andarsene, ma senza i bambini, e per loro sarebbe impossibile,” ha spiegato Solinas a alanews.it.

Regno Unito e Australia tengono il punto, i consolati restano in attesa

L’avvocata ha riferito che né il Regno Unito né l’Australia sono intervenuti direttamente finora. I consolati, ha detto, “stanno seguendo la vicenda, ma vogliono rispettare la legge italiana e si affidano alla giustizia del nostro Paese”. Questa posizione di attesa lascia la famiglia in un limbo. Il nodo è la tutela dei minori e la gestione dei rapporti familiari, con le istituzioni italiane chiamate a far rispettare le procedure previste.

Una chat privata finita in tribunale e poi sui giornali

Solinas si è detta “sconcertata” da quanto successo negli ultimi giorni. Ha raccontato di una chat privata tra la madre e la tutrice dei bambini, che è stata depositata in tribunale come se fosse una lettera ufficiale. “Quel messaggio era una conversazione privata, sollecitata dalla stessa tutrice il giorno in cui eravamo dalla consulente,” ha spiegato l’avvocata. Catherine Birmingham, secondo la difesa, aveva scritto in buona fede, esprimendo preoccupazioni e difficoltà. E invece quel messaggio è finito in un documento legale e subito dopo è stato pubblicato dal quotidiano Il Centro. “Non abbiamo mai risposto a quel testo, eppure ce lo siamo ritrovati in prima pagina, senza che ne sapessimo nulla,” ha sottolineato Solinas.

Fiducia tradita e accuse di strumentalizzazione

La legale ha sottolineato come ai genitori venga chiesto di fidarsi delle istituzioni, ma che poi questa fiducia viene “strumentalizzata nel modo più meschino”. La pubblicazione della chat e la sua diffusione sui media locali hanno peggiorato il clima di sfiducia. “Si chiede ai genitori di fidarsi… ma poi si usano quei gesti contro di loro,” ha ribadito Solinas.

Telecamere in struttura: la privacy va a pezzi

Un altro episodio che ha scatenato polemiche riguarda un servizio andato in onda su La Vita in Diretta, programma di Rai 1. Una ex responsabile della struttura di accoglienza ha aperto le porte ai giornalisti, mostrando anche la cameretta dei tre bambini. Lo scopo era smentire alcune affermazioni della madre sulla sicurezza degli ambienti. Ma, secondo Solinas, il racconto è stato parziale. “Nel servizio si vede una porta che dall’interno si può aprire con un maniglione… ma si dimentica di dire che la porta viene chiusa a chiave e che i bambini urlano e piangono tutta la notte,” ha detto l’avvocata. La madre, ha aggiunto, dorme due piani sopra e non sempre riesce a sentire i figli.

Regole rigide per i familiari, ma porte aperte ai media

La gestione degli accessi alla struttura è un altro nodo caldo. Solinas ha ricordato che al padre è stato vietato di pranzare con i figli a Natale per motivi regolamentari. Ma le stesse regole sembrano meno severe quando si tratta di far entrare le telecamere. “Questa è la stessa struttura che ha negato al padre il pranzo di Natale… e poi apre le porte ai giornalisti,” ha osservato l’avvocata.

Analisi del sangue: un altro punto di tensione

Non mancano dubbi anche sulle pratiche sanitarie. Secondo Solinas, le analisi del sangue prescritte dalla pediatra non sono state concordate con i genitori. “Ci hanno solo comunicato che le avrebbero fatte, senza parlarne con noi,” ha detto. La mancanza di dialogo tra struttura e famiglia fa sentire i genitori esclusi e senza voce.

Incontri con i parenti: regole strette, affetti negati

Infine, il tema degli incontri con i familiari. La nonna dei bambini, ultraottantenne e residente lontano, può vedere i nipoti solo due volte a settimana, in orari rigidamente fissati. “A lei, come alla zia e al cuginetto, è vietato entrare nella struttura… Si parla tanto di socializzazione, ma poi si impedisce il contatto affettivo con i parenti,” si è chiesta Solinas. Il contrasto tra le restrizioni per la famiglia e la disponibilità verso i media resta uno dei punti più critici.

La vicenda è ancora aperta. La famiglia aspetta risposte dalle istituzioni italiane, mentre l’attenzione dei media non si placa.