Torino, 21 febbraio 2026 – Vittoria Antonioli Arduini, 22 anni, studentessa della Scuola Holden, si è presentata ieri davanti al Gip di Torino per rispondere alle accuse di violenza privata e danneggiamento legate all’assalto alle Officine Grandi Riparazioni del 2 ottobre scorso. Le telecamere la mostrano mentre impugna un cartello stradale, colpisce la cancellata, rovescia tavolini e strappa tovaglie. Oggi, però, la giovane attivista ammette: “Mi pento, la violenza è sbagliata”.
Dalla protesta per Gaza all’assalto alle Ogr: il percorso di Vittoria
Tutto nasce dalle mobilitazioni studentesche a sostegno della causa palestinese. Vittoria Antonioli Arduini, già nota nei collettivi torinesi per il suo impegno con il movimento ProPal, aveva partecipato il 19 maggio 2025 a un sit-in in piazza Castello, sdraiandosi a terra insieme ad altri studenti per attirare l’attenzione sulla situazione a Gaza. Nei mesi successivi, ha aderito alla Global March to Gaza, provando a raggiungere il valico di Rafah. Fermata all’aeroporto del Cairo dalle autorità egiziane, era poi tornata a Torino, dove il 2 ottobre aveva preso parte al corteo in solidarietà con la Global Sumud Flotilla.
Quella sera la manifestazione si è spostata verso le Ogr. Nel dispositivo del giudice si legge che “impugnava un palo della segnaletica stradale, usandolo per colpire più volte la cancellata delle Ogr”. Le telecamere la riprendono mentre usa un tavolino per colpire totem e banchetti espositivi, poi lo lancia oltre un bancone. In un altro momento si avvicina a un tavolo e strappa via la tovaglia. Poco dopo arriva ai tornelli d’ingresso e li colpisce con due calci, rompendo uno di essi. “È ripresa nuovamente nell’area dei tornelli mentre ne danneggia un altro, frantumandone il vetro”, annota il giudice.
Le accuse e l’obbligo di firma
Per questi episodi, la procura contesta a Vittoria Antonioli Arduini i reati di violenza privata e danneggiamento. Il giudice ha disposto per lei l’obbligo di firma. Prima di arrivare in corso Castelfidardo, le telecamere della banca Bnl l’avevano immortalata mentre imbrattava le vetrine con scritte come “Boycott banca della morte” e “Assassini”.
Durante l’interrogatorio davanti al Gip, la studentessa ha spiegato: “Ho brandito un cartello stradale che ho usato solo per far rumore, per far passare un messaggio: la contrarietà dei torinesi alla politica di Israele verso il popolo palestinese”. Ha aggiunto di non aver voluto aprire o danneggiare il cancello e di essersi resa conto solo dopo dei danni causati alle Ogr.
Il pentimento e una nuova consapevolezza
Nei suoi racconti spontanei al giudice, Vittoria ha detto di essere al secondo anno della Scuola Holden, “con passione e voglia di fare”. Ha ricordato di aver preso il massimo all’esame di Agenzia, esperienza che l’ha spinta a riflettere su che persona vuole diventare. “Ultimamente ho capito che la violenza, nelle manifestazioni, non è la soluzione”, ha ammesso. “Voglio essere consapevole e aiutare gli altri a esserlo”.
Ha poi spiegato di aver cambiato atteggiamento: “Spero che le cose migliorino da ogni punto di vista. E che tanti giovani se ne rendano conto, come è successo a me. La lotta deve diventare non violenta, e tutti devono capirlo. Io l’ho capito, ho cambiato modo di fare e obiettivi. Continuo a manifestare, ma sempre in modo pacifico”.
Le reazioni in città e tra gli studenti
La vicenda ha acceso il dibattito tra gli studenti torinesi e dentro la Scuola Holden. Alcuni compagni hanno espresso solidarietà a Vittoria, vedendo nel suo percorso una riflessione importante sul senso della protesta. Altri invece hanno preferito non parlare, limitandosi a dire che “ognuno deve prendersi le proprie responsabilità”.
Intanto proseguono le indagini per scoprire altri coinvolti nei disordini del 2 ottobre. La procura sta valutando nuove prove raccolte tra telecamere e testimonianze, tra corso Castelfidardo e le Ogr.
La storia di Vittoria Antonioli Arduini, tra impegno politico, errori riconosciuti e una sincera autocritica, resta uno specchio delle tensioni che attraversano il mondo studentesco di Torino. Dove la linea tra protesta e illegalità è spesso sottile, ma dove – almeno in questo caso – la riflessione personale sembra aver avuto la meglio sulla rabbia.
