Tragedia alle Olimpiadi di Cortina: vigilante muore al freddo, scatta l’inchiesta per omicidio colposo

Tragedia alle Olimpiadi di Cortina: vigilante muore al freddo, scatta l'inchiesta per omicidio colposo

Tragedia alle Olimpiadi di Cortina: vigilante muore al freddo, scatta l'inchiesta per omicidio colposo

Matteo Rigamonti

Febbraio 21, 2026

Cortina d’Ampezzo, 21 febbraio 2026 – La procura di Belluno ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo dopo la morte di Pietro Zantonini, 55 anni, vigilante di Brindisi, deceduto l’8 gennaio durante un turno notturno al cantiere davanti allo stadio Olimpico di Cortina. Gli investigatori stanno valutando se le condizioni in cui lavorava, soprattutto dal punto di vista della sicurezza, possano aggravare la situazione. Una svolta nelle indagini su una vicenda che ha scosso la comunità locale e riacceso il dibattito sulle tutele nei grandi cantieri delle Olimpiadi invernali 2026.

La notte del malore e le condizioni di lavoro

Zantonini aveva iniziato il turno alle 19, con il compito di sorvegliare il cantiere fino all’alba. Il gabbiotto dove passava le ore più fredde era riscaldato da una stufetta elettrica, che però, secondo i colleghi, non bastava a tenerlo al caldo. “Faceva freddo da morire, si vedeva il fiato uscire dalla bocca”, ha raccontato un operaio che lavora nello stesso cantiere. Poco prima delle due, Pietro ha chiamato un collega: “Non respiro bene, mi sento male”, ha detto. Subito è scattata la richiesta di aiuto, ma quando l’ambulanza è arrivata, intorno alle 2.15, il vigilante era già senza conoscenza.

Autopsia e primi riscontri

L’autopsia, svolta nelle settimane successive, ha stabilito che la causa della morte è stata un evento cardiaco acuto. Gli specialisti dell’ospedale di Belluno hanno spiegato che si tratta di una patologia “difficilmente legata” all’ipotermia, anche se non escludono del tutto un possibile legame con il freddo. “Serviranno ulteriori accertamenti”, ha detto una fonte sanitaria coinvolta. Nel frattempo, i carabinieri hanno raccolto documenti sulle condizioni di lavoro e ascoltato diversi testimoni, tra cui altri vigilanti impegnati nei cantieri olimpici.

Le preoccupazioni di Zantonini

I familiari raccontano che Pietro si era spesso lamentato delle condizioni di lavoro. In particolare, trovava troppo lunghi i turni notturni e denunciava una “mancanza di tutele adeguate”. La moglie, sentita dagli investigatori, ha detto che lui “temeva per la sua salute” e aveva più volte chiesto all’azienda di migliorare le condizioni nei gabbiotti. “Non si può stare otto ore al gelo con una stufetta che a malapena scalda”, avrebbe confidato a un amico pochi giorni prima della tragedia.

Indagini e possibili responsabilità

La procura, guidata da Paolo Ghezzi, sta cercando di capire se ci siano responsabilità da parte dei datori di lavoro o dei responsabili della sicurezza del cantiere. L’ipotesi di omicidio colposo è stata formalizzata di recente, anche se – sottolineano fonti giudiziarie – l’accusa dovrà essere confermata da prove tecniche e testimonianze. Si vuole capire soprattutto se le misure adottate per proteggere i lavoratori dal freddo fossero sufficienti e rispettassero le norme.

Il nodo dei cantieri olimpici

La morte di Zantonini ha acceso i riflettori sulle condizioni nei cantieri delle Olimpiadi invernali 2026. A Cortina, come in altre zone coinvolte nei lavori, sindacati e associazioni chiedono controlli più rigorosi e maggiori garanzie per chi lavora in ambienti freddi e difficili. “Non possiamo permettere che la fretta di rispettare le scadenze metta a rischio la salute dei lavoratori”, ha detto ieri Marco Benvegnù, segretario della Fillea Cgil Veneto.

Aspettando sviluppi

Nei prossimi giorni sono previsti nuovi accertamenti e approfondimenti chiesti dalla procura. Solo allora si potrà capire se la morte di Pietro Zantonini sia stata una tragica fatalità o se ci siano state mancanze nella gestione della sicurezza. Intanto, a Brindisi, dove Pietro è cresciuto, parenti e amici aspettano risposte. “Vogliamo sapere cosa è successo davvero”, ha detto il fratello Giuseppe davanti alla stampa locale.