Islamabad, 22 febbraio 2026 – Questa mattina il governo pakistano ha confermato di aver lanciato attacchi mirati contro sette obiettivi nella zona di confine con l’Afghanistan. Una risposta diretta a una serie di attentati suicidi che, secondo Islamabad, sono stati organizzati da gruppi militanti con basi proprio oltre la frontiera. A dare notizia dell’operazione è stato il ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione pakistano, che ha parlato di “azioni selettive basate su informazioni di intelligence”, avvenute nelle prime ore della giornata.
Raid mirati dopo una settimana di tensioni
Il comunicato ufficiale spiega che i raid arrivano dopo tre diversi attacchi suicidi dall’inizio del Ramadan la scorsa settimana. Quegli attentati, rivendicati da gruppi legati ai talebani afghani, hanno colpito sia obiettivi civili che militari nelle province nord-occidentali del Pakistan, causando almeno 18 morti tra poliziotti e civili. “Il Pakistan ha colpito sette campi e nascondigli terroristici”, si legge nel messaggio diffuso alle 9.30 ora locale.
La risposta di Islamabad: “Difendiamo la nostra sicurezza”
Il portavoce del governo, Murtaza Solangi, ha spiegato che le operazioni sono state decise “dopo ripetuti avvertimenti alle autorità afghane”, accusate di non agire contro i gruppi armati che operano lungo la frontiera. “Non possiamo accettare che il nostro territorio venga preso di mira da organizzazioni che si rifugiano oltre confine”, ha detto Solangi durante una conferenza stampa al ministero. Fonti militari parlano di attacchi condotti con droni e artiglieria pesante, anche se non sono stati resi noti dettagli sulle modalità.
Kabul condanna, tensioni in aumento
Dall’Afghanistan, il governo talebano ha condannato gli attacchi, definendoli “una violazione della sovranità nazionale”. In una nota del ministero degli Esteri afghano si legge che “ogni azione unilaterale rischia di mettere a rischio la stabilità della regione”. Secondo fonti locali, le esplosioni sono state avvertite nella zona di Khost e nelle aree tribali vicine, dove si trovano rifugiati e miliziani. Al momento non è chiaro il numero delle vittime civili afghane: alcune testimonianze raccolte dalla BBC Pashto parlano di almeno quattro feriti.
Gruppi armati e accuse incrociate
Il nodo della questione restano i gruppi militanti attivi lungo la linea Durand, confine disegnato ai tempi del colonialismo e mai pienamente riconosciuto da Kabul. Islamabad accusa da tempo i talebani di ospitare cellule del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) e altri gruppi responsabili di attentati sul territorio pakistano. “Abbiamo fornito prove chiare della presenza di questi gruppi”, ha detto un funzionario dell’intelligence pakistana, che ha preferito restare anonimo. I talebani, però, respingono ogni accusa e chiedono a Islamabad di “affrontare le questioni con il dialogo”.
Un confine sempre più caldo
Il tutto si inserisce in un clima già teso tra i due Paesi. Negli ultimi mesi, il Pakistan ha aumentato la sua presenza militare lungo il confine, mentre l’Afghanistan denuncia continue violazioni dello spazio aereo. La zona resta teatro di traffici illeciti e spostamenti di persone: secondo l’UNHCR, oltre 1,3 milioni di rifugiati afghani vivono ancora in Pakistan, spesso in condizioni difficili. Le autorità temono che una nuova escalation peggiori la crisi umanitaria.
Appelli internazionali e un confine sotto pressione
La comunità internazionale guarda con attenzione a quanto sta accadendo. L’ONU ha chiesto a entrambe le parti di mantenere la calma: “Ogni azione deve rispettare il diritto internazionale e proteggere i civili”, ha detto Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale Guterres. Anche gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il rischio di destabilizzazione nell’area. Nel frattempo, nelle città di frontiera come Quetta e Jalalabad, la vita quotidiana è segnata dall’incertezza: scuole chiuse, strade sorvegliate dai militari, negozi aperti a singhiozzo.
Solo nelle prossime ore si capirà davvero l’impatto degli attacchi e come influiranno sul fragile equilibrio tra Islamabad e Kabul. Per ora, la linea è chiara: “Difenderemo la nostra sicurezza con tutti i mezzi necessari”, ha detto il ministro della Difesa pakistano. Ma tra la gente comune cresce la paura che il confine torni a essere una vera linea di fuoco.
