Venezuelani in massa chiedono amnistia: oltre 1.500 firme per la nuova legge

Venezuelani in massa chiedono amnistia: oltre 1.500 firme per la nuova legge

Venezuelani in massa chiedono amnistia: oltre 1.500 firme per la nuova legge

Matteo Rigamonti

Febbraio 22, 2026

Caracas, 22 febbraio 2026 – Sono oltre 1.500 i prigionieri politici in Venezuela che hanno già chiesto l’amnistia prevista dalla nuova legge entrata in vigore due giorni fa, una mossa voluta dal governo sotto la spinta degli Stati Uniti. Lo ha annunciato oggi il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, durante una conferenza stampa nella sede del Parlamento, nel cuore di Caracas. “Abbiamo già in esame 1.557 casi e centinaia di detenuti stanno tornando liberi grazie a questa legge”, ha detto Rodríguez.

La legge entra in azione: i primi rilasci

La norma, approvata la settimana scorsa e pubblicata in Gazzetta Ufficiale lunedì, non funziona in modo automatico: ogni prigioniero deve fare domanda al tribunale che si occupa del suo caso. Solo oggi, ha spiegato Rodríguez, 80 detenuti sono stati rilasciati nella capitale. “I giudici stanno lavorando caso per caso, le procedure vanno avanti e serviranno ancora alcuni giorni”, ha aggiunto il presidente dell’Assemblea.

Ieri, Jorge Arreaza, deputato incaricato di seguire il processo di amnistia, aveva anticipato che i pubblici ministeri hanno chiesto ai giudici la scarcerazione di 379 prigionieri. “Lavoriamo senza sosta per assicurare che la legge venga rispettata e che i diritti di tutti siano tutelati”, ha detto Arreaza ai giornalisti davanti al Palazzo di Giustizia.

Pressioni esterne e reazioni sul territorio

La legge è arrivata dopo settimane di trattative tra il governo venezuelano e gli Stati Uniti. Washington aveva chiesto, come condizione per allentare le sanzioni, la liberazione dei prigionieri politici. Ma la misura ha diviso il paese. Questa mattina, davanti al carcere di El Helicoide a Caracas, si sono radunati i familiari dei detenuti in attesa di notizie. “Aspettiamo questo momento da anni”, ha detto con la voce rotta dall’emozione Maria Fernanda López, sorella di uno dei prigionieri.

Le organizzazioni per i diritti umani, come Foro Penal, hanno accolto la notizia con cautela. “Terremo d’occhio l’applicazione della legge”, ha detto Alfredo Romero, direttore dell’ONG, ricordando che “in passato ci sono stati annunci simili che però non si sono mai concretizzati”. Secondo i dati di Foro Penal, in Venezuela ci sarebbero ancora almeno 2.000 prigionieri politici.

Il lungo cammino delle richieste

La legge prevede che ogni domanda venga valutata singolarmente dai tribunali. Non c’è nessun automatismo: ogni detenuto deve fare istanza e aspettare la decisione del giudice. Fonti giudiziarie locali spiegano che in certi casi i tempi potrebbero allungarsi, perché serve verificare documenti o le condizioni di detenzione.

Rodríguez ha assicurato che il Parlamento seguirà da vicino l’andamento della legge e spingerà le autorità a esaminare le richieste in fretta. “Non possiamo permetterci ritardi”, ha detto. Ma tra gli avvocati dei detenuti regna prudenza. “Temiamo che alcune richieste vengano respinte per motivi tecnici”, ha spiegato uno dei legali che segue diversi casi nello stato di Zulia.

Un passo nel clima pre-elettorale

L’amnistia arriva in un momento delicato, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di luglio. Il governo di Nicolás Maduro cerca così di rispondere alle pressioni internazionali e di mostrare una certa apertura verso l’opposizione. Restano però molti dubbi sulla reale portata della misura e sul rischio che venga usata come strumento politico.

Nelle strade di Caracas, intanto, si vive un’atmosfera sospesa. Alcuni ex detenuti sono stati accolti da parenti e amici all’uscita dalle carceri: abbracci veloci, sguardi increduli, poche parole sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine. Solo in quei momenti, tra la folla e i flash dei fotografi, si è capito davvero cosa significa questa nuova legge sull’amnistia. Ora resta da vedere quanti altri torneranno liberi nei prossimi giorni e se questo passo segnerà davvero una svolta nei rapporti tra governo e opposizione.