Il sorprendente potere dei virus giganti: fabbriche naturali di proteine

Il sorprendente potere dei virus giganti: fabbriche naturali di proteine

Il sorprendente potere dei virus giganti: fabbriche naturali di proteine

Giada Liguori

Febbraio 23, 2026

Boston, 23 febbraio 2026 – Una scoperta appena pubblicata sulla rivista Cell sta scuotendo uno dei pilastri della biologia. I virus giganti a Dna, microrganismi che possono raggiungere le dimensioni di un batterio, sembrano capaci di produrre proteine da soli, grazie a un proprio apparato molecolare. A guidare lo studio, firmato dalla Harvard Medical School di Boston, c’è la ricercatrice Amy Lee. Il risultato apre nuovi dubbi sul confine tra ciò che chiamiamo vivo e ciò che non lo è.

Virus giganti, una sfida alle regole

Finora, la definizione di virus era piuttosto chiara: parassiti obbligati, senza la possibilità di replicarsi senza usare una cellula ospite. “Il dogma – spiega Amy Lee – è che i virus devono per forza sfruttare il meccanismo di traduzione della cellula che infettano per produrre le loro proteine”. In parole semplici, senza una cellula da colonizzare, un virus non può fare nulla. Ma i dati raccolti dal gruppo di Boston raccontano un’altra storia.

I cosiddetti virus giganti a Dna, come il famoso mimivirus, scoperto nel 2003, hanno caratteristiche fuori dall’ordinario. Possono essere grandi quanto un batterio e hanno un genoma che supera spesso il milione di basi (il mimivirus ne ha 1,2 milioni). Tra questi geni, i ricercatori hanno trovato istruzioni per costruire un vero e proprio macchinario molecolare che serve a sintetizzare le proteine.

Mimivirus, la “fabbrica” di proteine al suo interno

Gli scienziati hanno studiato il mimivirus in laboratorio, bloccando apposta la produzione delle sue proteine. Il risultato? Il virus non si è più replicato. “Abbiamo visto che il mimivirus si affida in modo cruciale a questo suo apparato per produrre proteine”, racconta uno degli autori. Questo indica che questi virus giganti hanno sviluppato una certa autonomia biochimica, almeno in parte.

Il mimivirus, chiamato così proprio perché “imita” i batteri per dimensioni e struttura, aveva già messo in crisi le classificazioni tradizionali. Ora, la scoperta di questa sorta di “fabbrica interna” per le proteine aggiunge un altro pezzo a un puzzle ancora tutto da risolvere.

Vivo o no? Il confine che si sfuma

La domanda che tutti si pongono è semplice ma profonda: se un virus può produrre da solo le sue proteine, può ancora considerarsi un semplice parassita? “Questi risultati – si legge nell’articolo su Cell – mostrano che i virus giganti stanno in una zona grigia, a metà strada tra organismi viventi e non viventi”. Parere condiviso da altri esperti, che però invitano a non saltare a conclusioni affrettate: “Non vuol dire che siano vivi come li intendiamo noi – precisa Lee – ma di certo non sono più virus come quelli classici”.

In base alle prime analisi, il macchinario molecolare trovato nei virus giganti somiglia molto a quello delle cellule eucariote, cioè quelle complesse che formano piante, animali e funghi. Un dettaglio che potrebbe avere un peso importante anche per capire come è nata la vita sulla Terra.

Nuove strade e tanti interrogativi

Scoprire che i virus giganti hanno una certa autonomia apre nuove strade per la ricerca biomedica. Se possono produrre proteine senza dipendere del tutto dall’ospite, potrebbero essere un modello prezioso per studiare l’origine delle prime forme di vita. “Siamo solo all’inizio – ammette Lee – ma ogni nuova scoperta ci costringe a mettere in discussione quello che credevamo certo”.

Resta però ancora molto da capire: quanti altri virus giganti sono capaci di fare lo stesso? E quali effetti potrà avere questa scoperta sulle terapie antivirali? Gli scienziati sono cauti, ma una cosa è chiara: il confine tra vivo e non vivo si fa sempre più sottile.