Inflazione a gennaio: prezzi in aumento dello 0,4% e conferma dell’1%

Inflazione a gennaio: prezzi in aumento dello 0,4% e conferma dell'1%

Inflazione a gennaio: prezzi in aumento dello 0,4% e conferma dell'1%

Giada Liguori

Febbraio 23, 2026

Roma, 23 febbraio 2026 – A gennaio 2026 l’inflazione in Italia ha rallentato ancora. L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è salito dello 0,4% rispetto a dicembre e dell’1,0% su base annua. Lo ha reso noto questa mattina l’Istat, confermando i dati preliminari diffusi a fine gennaio. Si tratta del livello più basso da novembre 2024, quando il tasso annuo era fermo all’1,3%. Un segnale che, per diversi esperti, riflette sia l’andamento dei mercati internazionali sia le scelte di politica monetaria degli ultimi mesi.

Prezzi più lenti, ma alcune voci pesano ancora

Nel suo rapporto, l’Istat evidenzia che la crescita dei prezzi è stata spinta soprattutto dagli Alimentari non lavorati, con un aumento del 2,5% rispetto a gennaio 2025. Anche gli Alimentari lavorati sono saliti dell’1,9%. Non sono da meno i Servizi legati all’abitazione (+4,4%), i Tabacchi (+3,3%) e i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%).

“Il dato di gennaio mostra un’inflazione più contenuta rispetto agli ultimi mesi del 2025”, ha spiegato un funzionario dell’Istat. Il rallentamento, secondo lui, è legato anche alla stabilità dei costi dell’energia e delle materie prime. Tuttavia, alcune voci restano sopra la media, soprattutto quelle legate alla casa e ai servizi alla persona.

Carrello della spesa: si respira un po’ di sollievo

Per le famiglie italiane, la novità più concreta arriva dal cosiddetto carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona sono cresciuti dell’1,9% su base annua. Un dato più basso rispetto alla stima preliminare (+2,1%) e anche rispetto a dicembre (+2,2%). Insomma, la corsa dei prezzi nei supermercati sembra rallentare. “È un segnale positivo per i consumatori”, ha commentato una rappresentante di Federconsumatori. “Anche se restano differenze nette tra le varie categorie di prodotti”.

L’inflazione di fondo, che esclude gli elementi più volatili come energia e alimentari freschi, si attesta al +1,7%. Un numero che conferma la tendenza al rallentamento già vista negli ultimi mesi del 2025.

Le reazioni in città: prudenza tra i consumatori

Nelle grandi città italiane – da Milano a Napoli – l’umore è cauto. “Qualcosa si vede: certi prezzi sono rimasti fermi rispetto a dicembre”, racconta una cliente appena uscita da un supermercato in zona Prati, a Roma. Ma tra frutta e verdura le differenze saltano all’occhio. “Le mele costano ancora parecchio”, ammette un altro cliente.

Gli esperti, però, non sono tutti d’accordo sul futuro. Alcuni economisti sentiti da alanews.it vedono in gennaio una fase di transizione: “Molto dipenderà dai mercati dell’energia e dalle prossime mosse della Banca Centrale Europea”, spiega il professor Marco Galli dell’Università Bocconi. Altri ricordano che il rallentamento dell’inflazione non significa automaticamente più soldi in tasca: “I salari sono fermi e molte famiglie devono ancora fare i conti con gli aumenti degli ultimi due anni”, sottolinea una portavoce della CGIL.

Cosa aspettarsi nel 2026: tra incertezze e speranze

Per i mesi a venire, l’attenzione resta puntata su alcune voci chiave: i prezzi dell’energia, il costo degli affitti e i salari. L’Istat continuerà a seguire l’andamento dell’inflazione, con il prossimo dato previsto per fine febbraio.

Nel frattempo, tra le corsie dei negozi e nelle case degli italiani, la parola d’ordine è prudenza. “Aspettiamo a cantare vittoria”, confida una pensionata al mercato di Torino. Per ora il caro vita sembra rallentare. Ma, come spesso succede, solo i numeri dei prossimi mesi diranno se si tratta di un vero cambio di passo o solo di una pausa.