La battaglia del grano: la Russia domina le esportazioni mentre Kiev resiste con l’aiuto dell’Ue

La battaglia del grano: la Russia domina le esportazioni mentre Kiev resiste con l'aiuto dell'Ue

La battaglia del grano: la Russia domina le esportazioni mentre Kiev resiste con l'aiuto dell'Ue

Giada Liguori

Febbraio 23, 2026

Mosca, 23 febbraio 2026 – A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha rafforzato la sua leadership nelle esportazioni di grano, conquistando il 16% del mercato mondiale. La sua presenza si fa sentire soprattutto in Africa e Asia, regioni dove Mosca sta guadagnando terreno. Ma nonostante la pressione russa, l’Ucraina – con il forte sostegno dell’Unione Europea – continua a giocare un ruolo chiave nell’export di cereali. È quanto emerge dal nuovo rapporto del Centro Studi Divulga, pubblicato oggi per l’anniversario dell’invasione.

Mosca conquista nuovi mercati con il grano duro

I dati di Divulga mostrano una crescita notevole delle vendite di grano russo, soprattutto quello duro. Dal febbraio 2022 le esportazioni verso diversi Paesi sono esplose: in Kazakhstan sono aumentate del 303%, in Arabia Saudita addirittura del 1758%. Anche il Pakistan (+315%), il Kenya (+115%), il Brasile (+732%) e la Cina (+190%) hanno fatto il pieno di grano russo. La Turchia è il secondo mercato più importante per Mosca, con 4,8 milioni di tonnellate importate, subito dopo l’Egitto (8,5 milioni), seguita dall’Arabia Saudita (2 milioni).

Quel che colpisce gli esperti è la strategia russa di allargare i propri mercati. “Mosca ha saputo approfittare delle tensioni geopolitiche per rafforzare la sua influenza commerciale”, spiega un ricercatore di Divulga. A questo si aggiungono prezzi competitivi e accordi diretti, che hanno spinto la Russia a crescere soprattutto in Africa e Asia.

L’Europa taglia i legami diretti, ma il grano russo non scompare

L’Unione Europea ha gradualmente azzerato le importazioni dirette di grano dalla Russia. Ma il commercio non si è fermato davvero. “La Turchia e il Kazakhstan sono diventati snodi per far arrivare comunque il grano russo in Europa”, sottolinea il rapporto. I numeri sono chiari: +601% di importazioni dalla Turchia e +85% dal Kazakhstan rispetto alla media degli ultimi cinque anni.

Così, Mosca è riuscita a aggirare almeno in parte le restrizioni europee e a mantenere una presenza, seppur indiretta, nei mercati comunitari. Fonti diplomatiche a Bruxelles segnalano come questa situazione complichi il controllo sulle filiere e sulle reali origini del prodotto.

Ucraina e Europa: un legame vitale per il grano

Malgrado il conflitto e i blocchi nei porti del Mar Nero, l’Ucraina ha trovato nell’Unione Europea un alleato fondamentale per il settore agricolo. Le esportazioni di grano tenero verso l’UE sono schizzate del 386%, passando da meno di un milione a oltre 4,4 milioni di tonnellate all’anno in questi quattro anni di guerra.

Ma questo afflusso ha avuto anche effetti negativi. L’abbondanza di grano ucraino ha fatto calare i prezzi nei Paesi europei produttori. Di conseguenza, Bruxelles ha dovuto reintrodurre dazi commerciali dopo aver superato i limiti concordati. “Abbiamo dovuto bilanciare solidarietà e tutela del mercato interno”, spiega un funzionario della Commissione europea.

Italia, secondo acquirente europeo di grano ucraino

Nel panorama europeo, l’Italia è il secondo maggiore acquirente di grano ucraino dopo la Spagna. I dati del Centro Studi Divulga mostrano come le importazioni italiane abbiano sostenuto l’export ucraino. Ma le associazioni agricole italiane manifestano preoccupazione per la concorrenza sui prezzi e l’impatto sulle imprese locali.

“Il settore cerealicolo italiano sta attraversando un momento delicato”, ammette un rappresentante della Coldiretti. “Serve un piano europeo che tuteli produttori e consumatori”.

Quattro anni di guerra, un mercato ancora in bilico

A quattro anni dall’inizio del conflitto, il mercato globale del grano resta instabile e la competizione tra Russia e Ucraina si fa sempre più dura. Le rotte commerciali si sono adattate ai nuovi equilibri geopolitici, con conseguenze concrete su prezzi, disponibilità e sicurezza alimentare in molte zone del mondo. Mentre Mosca consolida la sua posizione, Kiev continua a resistere grazie all’appoggio europeo. Nei prossimi mesi capiremo se questi equilibri reggeranno o se nuovi eventi, politici o climatici, cambieranno ancora una volta le carte in tavola.