L’Aquila, 23 febbraio 2026 – Ieri mattina è partito dallo stabilimento di Thales Alenia Space a L’Aquila il primo satellite dimostrativo della missione Celeste dell’Agenzia Spaziale Europea. Destinazione: Berlino, poi la Nuova Zelanda, da dove verrà lanciato in orbita con un razzo Electron di Rocket Lab. L’ESA ha confermato che il lancio non avverrà prima del 24 marzo. Si tratta di un passaggio importante: per la prima volta una missione europea punta a testare la navigazione satellitare in orbita terrestre bassa, con l’obiettivo di rendere più forti e flessibili sistemi come Galileo.
Un CubeSat grande come una valigia
Il satellite, chiamato IOD-2, pesa circa 30 chili e ha le dimensioni di una valigia da viaggio. Il nome della missione, Celeste, è un omaggio alla figlia di Galileo Galilei: un richiamo alla storia della scienza italiana e un segno di continuità verso il futuro della tecnologia spaziale europea. A bordo c’è una serie di strumenti per trasmissioni in banda L e banda S, che serviranno a testare la trasmissione dei segnali e a mettere alla prova le tecnologie chiave per i satelliti che verranno.
“Il compito principale di IOD-2 è confermare il progetto del sistema e abilitare la trasmissione del segnale,” ha spiegato un portavoce di Thales Alenia Space. In pratica, il satellite deve ridurre i rischi tecnici e dimostrare che le nuove soluzioni funzionano davvero nello spazio. La missione durerà almeno sei mesi, ma non è escluso che il CubeSat possa restare operativo anche più a lungo.
Una costellazione per nuovi servizi
Il progetto Celeste prevede il lancio di 11 microsatelliti in totale, che orbiteranno tra i 500 e i 560 chilometri di quota. I quattro satelliti che seguiranno saranno più grandi e complessi: peseranno circa 60 chili ciascuno e avranno strumenti aggiuntivi, pensati per testare segnali innovativi su più bande di frequenza e mostrare nuove capacità di servizio.
Questa costellazione sarà un banco di prova per applicazioni che finora hanno incontrato limiti tecnici: dalla navigazione in aree urbane profonde – dove i segnali satellitari faticano a penetrare tra i palazzi – alle regioni polari, passando per zone coperte da vegetazione fitta o spazi chiusi. “Stiamo lavorando per portare la navigazione satellitare dove oggi non arriva,” ha confidato un ingegnere coinvolto nel progetto.
Mobilità, sicurezza e industria: cosa cambia
Quando la costellazione Celeste sarà completa, potrà supportare molti servizi: veicoli autonomi, navigazione marittima, gestione delle infrastrutture critiche, operazioni nelle regioni artiche e polari, reti wireless avanzate, servizi di emergenza, tracciamento delle risorse e applicazioni dell’Internet delle cose (IoT). “La resilienza dei sistemi di navigazione è fondamentale per la sicurezza e lo sviluppo economico,” ha sottolineato un rappresentante dell’ESA.
Il progetto coinvolge numerose aziende europee e fa parte di una strategia più ampia per rendere l’Europa meno dipendente dai sistemi statunitensi e cinesi. Secondo fonti dell’Agenzia Spaziale Europea, l’obiettivo è anche prepararsi alle sfide future: cyber-sicurezza, gestione dei dati e capacità di risposta rapida in caso di emergenze.
L’Aquila, cuore dell’industria spaziale europea
La partenza del primo satellite da L’Aquila è anche un riconoscimento per il polo industriale abruzzese, che negli ultimi anni ha visto crescere il suo ruolo nella filiera spaziale europea. “Siamo orgogliosi che una parte così importante della missione Celeste sia nata qui,” ha detto il direttore dello stabilimento Thales Alenia Space durante la cerimonia di saluto al satellite.
Ora tutti gli occhi sono puntati sulla Nuova Zelanda, dove il team internazionale seguirà le ultime fasi prima del lancio. Solo allora si capirà se la scommessa europea sulla navigazione in orbita bassa avrà davvero aperto una strada nuova. Intanto, la missione Celeste segna un passo avanti concreto verso una navigazione satellitare più accessibile, sicura e flessibile per cittadini e imprese europee.
