Milano, 23 febbraio 2026 – L’oro ha fatto un salto deciso oggi, con il prezzo che ha raggiunto i 5.212,20 dollari l’oncia, segnando un rialzo del 2,61% rispetto alla chiusura di ieri. Dietro questo scatto, secondo chi opera sul mercato, c’è la crescente incertezza sui dazi commerciali a livello globale. Questa situazione ha spinto investitori e fondi a cercare rifugio in beni ritenuti più sicuri.
Oro in rialzo: la risposta ai timori sui dazi
I mercati hanno aperto in un clima teso e nervoso. Fin dal mattino, le borse europee hanno mostrato una certa agitazione, mentre a New York l’avvio delle contrattazioni è stato influenzato dalle notizie contrastanti sulle politiche tariffarie tra Stati Uniti e Cina. “C’è molta confusione su cosa faranno i governi nei prossimi giorni”, ha detto un analista di Piazza Affari. “In questi momenti, l’oro torna a essere il rifugio per eccellenza”.
I dati di Bloomberg raccolti alle 13:30 ora italiana indicano che il prezzo spot dell’oro si è stabilizzato intorno a 5.212,20 dollari l’oncia, con scambi particolarmente vivaci tra Londra e Zurigo. Il volume delle transazioni è salito di circa il 15% rispetto alla media delle ultime settimane.
Dazi e tensioni: cresce la corsa ai beni rifugio
Il rialzo dell’oro arriva in un momento segnato da tensioni commerciali e dichiarazioni altalenanti delle principali economie mondiali. Nelle ultime 24 ore, fonti della Casa Bianca hanno fatto capire che potrebbero arrivare nuove restrizioni sulle importazioni di prodotti tecnologici cinesi. Una mossa che, secondo Reuters, ha già scatenato reazioni a catena nei mercati asiatici.
“Gli investitori vogliono proteggersi”, ha spiegato un gestore di fondi milanese contattato poco dopo le 11. “Quando non si capisce bene quale sarà la politica sui dazi, si sposta parte del portafoglio su asset meno esposti alle oscillazioni”. Anche argento e platino hanno mostrato segnali di rialzo, anche se meno decisi rispetto all’oro.
Mercati in bilico, incertezza sul futuro
A Piazza Affari la giornata si è chiusa con un lieve calo dell’indice principale (-0,4%), mentre Francoforte e Parigi hanno segnato solo piccoli movimenti. Gli operatori hanno notato che la corsa all’oro è andata di pari passo con una flessione dei titoli bancari e industriali, ritenuti più vulnerabili a una guerra commerciale che si protrae.
“Il mercato sta vivendo un periodo di grande incertezza”, ha commentato Marco Bellini, responsabile strategie di investimento di una grande banca italiana. “Se nei prossimi giorni non arrivano segnali chiari dalle autorità, è probabile che la domanda di oro resti alta”. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, il prezzo potrebbe restare sopra i 5.200 dollari l’oncia almeno fino alla fine del trimestre.
Le banche centrali spingono l’oro verso l’alto
Un altro fattore che ha dato una spinta ai prezzi riguarda le mosse delle banche centrali. Negli ultimi mesi, istituti come la Banca Popolare Cinese e la Banca Centrale Russa hanno aumentato le riserve auree. Secondo il World Gold Council, questa tendenza potrebbe continuare anche nel 2026.
“Le banche centrali stanno diversificando le riserve”, ha spiegato un economista della Bocconi. “Con tassi bassi e valute instabili, l’oro resta una garanzia contro i rischi sistemici”. Anche grandi fondi pensione internazionali avrebbero aumentato le loro posizioni sul metallo prezioso nelle ultime settimane.
Uno scenario ancora tutto da scrivere
Per ora, la corsa all’oro sembra destinata a continuare finché non si capiranno meglio le mosse dei governi su dazi e commercio. Gli operatori restano in attesa. “Tutto dipende da quello che faranno Washington e Pechino”, ha ammesso un trader di Londra nel primo pomeriggio. Nel frattempo, l’oro continua a brillare sui mercati globali, in attesa di capire se si tratta solo di un picco momentaneo o dell’inizio di un rialzo stabile.
