Amundsen-Scott, Antartide, 23 febbraio 2026 – Dopo quindici anni di lavoro, l’osservatorio di neutrini IceCube ha appena completato un importante aggiornamento. Sono stati installati oltre 600 nuovi sensori ottici, distribuiti su sei nuove stringhe, infilati a fondo nel ghiaccio. L’intervento, concluso da poco vicino alla Stazione Amundsen-Scott, porta a 92 il numero totale di queste lunghe colonne di sensori, immerse in circa un chilometro cubo di ghiaccio antartico. Un traguardo atteso da tempo dalla comunità scientifica internazionale, che punta a migliorare la capacità di catturare le elusive “particelle fantasma”.
IceCube, il cacciatore di neutrini nel cuore del ghiaccio
L’IceCube Neutrino Observatory è stato pensato per scovare i neutrini ad alta energia: particelle subatomiche quasi senza massa e senza carica elettrica, capaci di passare attraverso la materia e lo spazio quasi alla velocità della luce. “Ogni secondo, circa 100 trilioni di neutrini ci attraversano senza che ce ne accorgiamo”, racconta il fisico Mark Bowen, membro della collaborazione internazionale IceCube. Ma proprio per la loro natura sfuggente, intercettarli è una vera sfida. Interagiscono raramente con la materia, producendo minuscoli lampi di luce che i sensori possono catturare.
Il cuore dell’esperimento si trova a più di 2.800 metri dal Polo Sud geografico. Qui, i tecnici hanno calato le nuove stringhe – lunghi cavi verticali con a bordo moduli ottici – fino a oltre 1,6 chilometri di profondità. I nuovi sensori, più sensibili e più vicini tra loro rispetto ai precedenti, permetteranno di scovare anche neutrini meno energetici e di migliorare l’analisi dei dati raccolti in questi quindici anni.
Un aggiornamento che si aspettava dal 2019
Il via libera al potenziamento – da 86 a 92 stringhe – era arrivato nel 2019 dalla National Science Foundation degli Stati Uniti. Per portare a termine l’opera, sono servite tre campagne sul campo, ciascuna di dieci settimane, tra il 2023 e il 2026. Perforare il ghiaccio antartico e installare i nuovi strumenti non è stato facile. “Le condizioni sono estreme: temperature che scendono sotto i -40°C e una logistica complicatissima”, confida Marta De Luca, ricercatrice italiana che ha seguito da vicino la fase finale dei lavori.
Secondo la collaborazione IceCube, i nuovi moduli aiuteranno a misurare con più precisione proprietà chiave dei neutrini, come le oscillazioni. Questo fenomeno fa sì che le particelle cambino “identità” mentre attraversano l’atmosfera terrestre. Un dettaglio che potrebbe far luce sull’origine dei raggi cosmici e aiutare a individuare neutrini provenienti da lontane supernovae.
Non solo neutrini: arrivano i sismometri più profondi al mondo
L’aggiornamento non si è fermato ai sensori ottici. Insieme all’U.S. Geological Survey, il team ha posizionato due sismometri sotto il ghiaccio antartico: i più profondi mai installati finora. Questi strumenti daranno la possibilità di monitorare i terremoti con una precisione mai vista, fornendo dati preziosi sia per la geofisica che per la sicurezza delle basi polari.
“Abbiamo colto l’occasione di questo aggiornamento per portare avanti anche altri esperimenti”, spiega il coordinatore tecnico John Peterson. “I sismometri ci aiuteranno a capire meglio cosa succede sotto la crosta del continente antartico”.
Un salto di qualità per la fisica dei neutrini
Con i nuovi sensori già in funzione, i ricercatori potranno ricalibrare il rivelatore, migliorando così l’interpretazione dei dati raccolti dal 2011 a oggi. “È un salto di qualità che aspettavamo da tempo”, ammette De Luca. Le prossime analisi potrebbero aprire la strada a scoperte inaspettate sulle particelle fantasma e sull’origine dei raggi cosmici.
Per la comunità scientifica internazionale, IceCube resta un laboratorio senza pari: qui, nel silenzio del ghiaccio antartico, si studiano fenomeni che si svolgono ai confini dell’universo conosciuto. Ora, con una tecnologia più avanzata, la caccia ai misteri dell’infinitamente piccolo entra in una nuova fase.
