New York, 23 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha messo a segno un nuovo rialzo oggi, con le quotazioni a New York che sono salite dello 0,66%, toccando i 66,92 dollari al barile. Dietro questo movimento, secondo gli addetti ai lavori, ci sono sia le tensioni internazionali sia le aspettative degli investitori sulle prossime mosse delle grandi economie mondiali.
Petrolio in rialzo, i mercati si muovono
Questa mattina, il West Texas Intermediate (WTI) ha mostrato segnali di vivacità. Già alle 10.30 locali, il prezzo superava i 66 dollari, con scambi più vivaci e volumi in aumento rispetto alla media della settimana. “Il mercato sta scontando sia le incertezze geopolitiche sia i dati sulle scorte americane”, ha spiegato un analista di Goldman Sachs raggiunto telefonicamente. La Borsa di New York conferma che il rialzo di oggi segue una settimana piuttosto stabile, ma con un recupero dopo i ribassi di gennaio.
Tensioni internazionali e domanda che spinge
Dietro al rialzo del petrolio c’è una miscela di fattori. Da un lato, le tensioni in Medio Oriente; dall’altro, i segnali di ripresa della domanda globale. Nelle ultime ore sono arrivate notizie di nuove frizioni tra alcuni paesi produttori dell’OPEC+. “Non è solo questione di offerta – ha confidato un trader di Houston – ma anche di aspettative sulla crescita cinese e sulle mosse della Federal Reserve”. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) prevede una domanda mondiale stabile nei prossimi mesi, ma resta il dubbio sulle scelte dei grandi consumatori asiatici.
Prezzi in aumento alla pompa, la voce dei consumatori
L’aumento del costo del greggio si riflette subito sulle pompe di benzina negli Stati Uniti e in Europa. A Manhattan, questa mattina, la benzina superava i 4 dollari al gallone. Tra gli automobilisti si sentono commenti a bassa voce per questa nuova impennata. “Ogni volta che il petrolio sale, qui si sente subito”, racconta un tassista in pausa sulla 7th Avenue. Le associazioni dei consumatori americani hanno chiesto al governo di tenere d’occhio la situazione e valutare eventuali misure per frenare i rincari.
Il futuro del petrolio: cosa aspettarsi
Gli analisti vedono nella soglia dei 66,92 dollari al barile un punto importante. “Se arrivano dati negativi sulle scorte o nuove tensioni geopolitiche, non è escluso che si superino i 70 dollari”, avverte un esperto di materie prime della JP Morgan. Ma c’è anche chi invita alla prudenza: “Il mercato resta molto sensibile alle notizie – spiega un broker di Chicago – e basta poco per cambiare direzione”.
I segnali dalle istituzioni e dai mercati
Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha diffuso una nota rassicurante: “La situazione resta sotto controllo”, assicurano, aggiungendo che seguiranno con attenzione gli sviluppi nelle prossime settimane. Anche l’OPEC+ ha ribadito, in un comunicato notturno, l’impegno a garantire la stabilità dei mercati energetici mondiali. Intanto, a Wall Street, l’atmosfera è di prudenza. “Monitoriamo ogni segnale – dice un gestore di fondi newyorkese – perché il settore energetico è tra i più esposti alle turbolenze globali”.
Petrolio in bilico, occhi puntati sulle prossime mosse
In attesa dei prossimi dati sulle scorte e delle decisioni delle banche centrali, il prezzo del petrolio a New York resta uno degli indicatori più seguiti dagli investitori nel mondo. La soglia dei 66,92 dollari al barile raggiunta oggi è un segnale chiaro: il mercato è nervoso e pronto a reagire a ogni novità. Solo nelle prossime settimane si capirà se si tratta di un picco passeggero o dell’inizio di una nuova fase di rialzo per l’oro nero.
