Scoperta rivoluzionaria: gli organoidi muscolari come alleati nella lotta contro i tumori e il deperimento

Scoperta rivoluzionaria: gli organoidi muscolari come alleati nella lotta contro i tumori e il deperimento

Scoperta rivoluzionaria: gli organoidi muscolari come alleati nella lotta contro i tumori e il deperimento

Matteo Rigamonti

Febbraio 23, 2026

Padova, 23 febbraio 2026 – Un gruppo di ricercatori italiani ha messo a punto in laboratorio organoidi muscolari partendo da cellule staminali umane, aprendo così nuovi scenari per capire e combattere la cachessia tumorale. Questa sindrome, che colpisce fino all’80% dei pazienti oncologici, resta ancora oggi senza una cura efficace. Lo studio, guidato da Anna Urciuolo dell’Università di Padova e pubblicato su Cell Reports Methods, vede la collaborazione dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli (Tigem) e dell’Università di Bologna.

Organoidi muscolari in 3D: una svolta per la ricerca

Nel laboratorio di biologia cellulare dell’Università di Padova sono stati creati organoidi tridimensionali che riproducono in modo semplificato il comportamento del tessuto muscolare umano. Queste strutture nascono da cellule staminali pluripotenti indotte: cellule adulte riprogrammate per tornare a uno stato simile a quello delle staminali embrionali, capaci di trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto. “Avere in laboratorio un modello di muscolo scheletrico umano per studiare i meccanismi della cachessia muscolare causata dal cancro apre nuove strade”, spiega Anna Urciuolo, che coordina il progetto.

Cachessia tumorale: un nemico nascosto

La cachessia tumorale è una sindrome complessa, che si manifesta soprattutto con una drastica perdita di massa muscolare e spesso anche di grasso corporeo. Non basta mangiare di più per fermarla. La malattia porta a debolezza, stanchezza estrema e può compromettere la risposta alla chemioterapia, abbassando le chance di sopravvivenza. Secondo gli oncologi, fino all’80% dei malati di tumore sviluppa questa condizione durante la malattia. Eppure, le cure a disposizione sono ancora poche e poco efficaci.

Un modello per studiare la malattia e provare nuove terapie

Gli organoidi muscolari messi a punto dal team di Padova rappresentano un modello più preciso rispetto a quelli usati finora. Consentono di vedere in tempo reale come il tessuto muscolare umano reagisce agli stimoli legati al tumore. “Queste ricerche – aggiunge Urciuolo – potrebbero aprire la strada anche allo studio di altre malattie che colpiscono direttamente o indirettamente il muscolo scheletrico”. Inoltre, testare farmaci e terapie su questi modelli 3D riduce la necessità di usare animali, un passo avanti anche dal punto di vista etico, sottolineano i ricercatori.

L’Italia protagonista, tra collaborazione e riconoscimenti internazionali

Lo studio ha coinvolto attivamente l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli e l’Università di Bologna, confermando il ruolo di primo piano della ricerca italiana nel mondo. La pubblicazione su Cell Reports Methods dimostra l’interesse della comunità scientifica verso nuovi modelli per studiare le malattie muscolari. “Abbiamo lavorato a stretto contatto con colleghi di diversi atenei – racconta uno dei ricercatori – scambiando dati e protocolli per migliorare il modello”.

Cosa ci aspetta: prospettive e applicazioni cliniche

I primi risultati indicano che questi organoidi muscolari potrebbero diventare uno strumento chiave non solo per capire la cachessia tumorale, ma anche per trovare nuovi bersagli terapeutici specifici per l’uomo. In futuro, spiegano gli autori, i modelli potranno servire a testare farmaci personalizzati o valutare l’efficacia di combinazioni terapeutiche prima di usarle sui pazienti. “Solo così – confida Urciuolo – potremo davvero parlare di medicina su misura”.

Il lavoro del team di Padova apre quindi una strada concreta verso nuove strategie per combattere una delle complicanze più gravi del cancro. E forse segna un punto di svolta nella lotta contro la perdita muscolare legata alle malattie croniche.