Trump minaccia dazi record contro i paesi che sfidano la Corte Suprema

Trump minaccia dazi record contro i paesi che sfidano la Corte Suprema

Trump minaccia dazi record contro i paesi che sfidano la Corte Suprema

Matteo Rigamonti

Febbraio 23, 2026

Washington, 23 febbraio 2026 – Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti e candidato alle prossime elezioni, ha lanciato un nuovo avvertimento ai partner commerciali americani con un post pubblicato nella notte su Truth Social, la piattaforma da lui creata. Nel messaggio, Trump ha attaccato senza mezzi termini quei Paesi che, a suo dire, “vogliono giocare sporco con la ridicola decisione della Corte Suprema”, riferendosi a una recente sentenza che ha avuto un impatto sulle politiche commerciali Usa. Il leader repubblicano ha aggiunto: “Soprattutto quelli che ci hanno derubato per decenni, si troveranno ad affrontare dazi molto più alti e peggiori di quelli appena concordati. Attenzione”.

Trump alza la voce sui dazi: lo scontro si fa duro

Il messaggio arriva in un momento delicato per le relazioni commerciali internazionali degli Stati Uniti. Solo pochi giorni fa, la Corte Suprema ha emesso una sentenza che limita il potere dell’esecutivo di imporre dazi senza passare dal Congresso. Una decisione che ha acceso dibattiti a Washington e oltre oceano. Per esempio, il professor Mark Feldman della Georgetown University ha sottolineato come “la sentenza potrebbe ridurre la flessibilità della Casa Bianca nelle trattative con partner come Cina, Messico e Unione Europea”.

Trump, però, non sembra intenzionato a fare passi indietro. Nel suo post non ha fatto nomi, ma il riferimento ai Paesi “che ci hanno derubato per decenni” richiama le accuse rivolte in passato a Cina, Germania e Messico. Durante il suo mandato, tra il 2017 e il 2021, aveva già imposto tariffe su acciaio, alluminio e altri prodotti, scatenando una serie di ritorsioni commerciali.

I mercati in fibrillazione, le diplomazie in movimento

La minaccia di nuovi dazi ha avuto subito un effetto sui mercati finanziari. A Wall Street, il Dow Jones ha aperto in leggero calo, mentre a Francoforte e Shanghai i titoli dei principali esportatori verso gli Stati Uniti hanno registrato oscillazioni. “Gli investitori temono un nuovo giro di tensioni commerciali”, ha spiegato John Miller, analista di Morgan Stanley.

Sul fronte diplomatico, la prima risposta è arrivata da Bruxelles. Un portavoce della Commissione europea ha detto che “l’Unione Europea resta impegnata per un commercio aperto e basato su regole condivise”, senza però commentare direttamente le parole di Trump. Più deciso il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck: “Non accetteremo ricatti o minacce”, ha detto ai microfoni della ZDF.

La Corte Suprema frena l’esecutivo sui dazi

La sentenza della Corte Suprema – pubblicata il 19 febbraio – stabilisce che il presidente non può più modificare dazi da solo, senza passare dal Parlamento. Per alcuni giuristi, questa decisione potrebbe mettere un freno alla strategia “America First” che Trump sta rilanciando in campagna elettorale.

“È un punto di svolta”, ha commentato l’avvocato costituzionalista Lisa Monroe. “Riduce i margini di manovra dell’esecutivo e rafforza il ruolo del Congresso nelle scelte economiche”. Ma tra i sostenitori di Trump c’è chi vede nella sentenza un modo per bloccare le sue promesse elettorali.

Tra campagna elettorale e tensioni globali: la partita dei dazi continua

Il nuovo avvertimento su Truth Social arriva in una campagna elettorale già segnata da toni accesi e promesse di cambiamenti radicali sulle politiche commerciali. Trump punta a riguadagnare l’elettorato del Midwest industriale, dove la questione dei dazi resta cruciale. “Non lasceremo più che gli Stati Uniti vengano sfruttati”, ha ribadito in un comizio a Cleveland lo scorso fine settimana.

Nel frattempo, a Washington si moltiplicano le riunioni tra funzionari del Dipartimento del Commercio e rappresentanti delle principali lobby industriali. Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, si stanno studiando contromisure per evitare un’escalation tariffaria che potrebbe danneggiare anche le aziende americane.

Resta da vedere se le minacce di Trump si trasformeranno in fatti concreti o resteranno parte della retorica elettorale. Una cosa è certa: la partita sui dazi è tutt’altro che chiusa. E l’attenzione dei mercati, così come quella delle cancellerie straniere, resta altissima.