Napoli, 24 febbraio 2026 – L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha respinto con forza le accuse della famiglia di Domenico, il bambino di 7 anni morto sabato scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore. Al centro della polemica c’è la presunta mancanza di documenti essenziali nella cartella clinica consegnata ai genitori e il modo in cui sono state gestite le cure nei 45 giorni precedenti la morte. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, parla di “fogli spariti” e di “un chiaro tentativo di nascondere qualcosa”. La direzione sanitaria, invece, assicura che la documentazione è “completa” e che tutti gli atti sono stati regolarmente messi a disposizione delle autorità.
Cartella clinica sotto la lente: la difesa dell’ospedale
L’Azienda dei Colli ha spiegato che il cosiddetto diario di perfusione – il documento che registra la circolazione extracorporea e segna il momento preciso in cui è stato rimosso il cuore originale – era “regolarmente allegato” alla cartella clinica. La direzione precisa che questo documento è stato acquisito dall’autorità giudiziaria il 20 gennaio 2026 e consegnato alla famiglia il 19 febbraio. Inoltre, i Nas, intervenuti il 23 febbraio su richiesta dei parenti, hanno nuovamente preso visione del tracciato, confermando che era già presente nella documentazione consegnata.
La risposta dell’ospedale arriva dopo le parole dell’avvocato Petruzzi, che sosteneva l’assenza della scheda Cec tra i documenti dati alla famiglia. Nel comunicato si legge: “Smentiamo con fermezza ogni ipotesi di documenti mancanti o manomessi”.
Le accuse della famiglia: “Nessuna Tac in 45 giorni”
La famiglia, però, non molla. L’avvocato Petruzzi ha detto che chiederà al gip di approfondire cosa sia successo tra il trapianto del 23 dicembre e la prima commissione interdisciplinare del 6 febbraio. “In quei 45 giorni – ha spiegato – non risulta che sia stata fatta neppure una Tac cerebrale a Domenico”. Un dettaglio che, per i familiari, mette in dubbio la completezza dei controlli dopo l’operazione.
Il legale ha poi denunciato presunte pressioni sulla madre del piccolo: “Fino a pochi giorni fa le dicevano che non doveva parlare con il suo avvocato”. Un clima di tensione che, secondo la famiglia, ha rallentato la ricostruzione dei fatti.
Il cuore rimosso troppo presto? I dubbi sul trapianto
Al centro delle critiche c’è anche la tempistica dell’intervento. Secondo l’avvocato, il cosiddetto “punto di non ritorno” – cioè quando il cuore originale viene staccato – sarebbe stato alle 14:18 del 23 dicembre. Il nuovo cuore, invece, sarebbe arrivato solo alle 14:30. “Lo apprendiamo dalla scheda Cec”, ha detto Petruzzi, “e da varie fonti, in primis Patrizia”. La famiglia sospetta che Domenico sia rimasto senza cuore per troppo tempo, costringendo a usare subito un organo forse già compromesso.
Petruzzi ha ringraziato il Monaldi per la collaborazione, spiegando: “Abbiamo trovato la scheda Cec, che pensavamo fosse un documento separato. Ma resta il nodo della tempistica: il ‘no way back point’ è stato superato alle 14:18 con il clampaggio aortico, mentre il nuovo cuore è arrivato dopo”.
Indagini aperte, clima teso in ospedale
La Procura di Napoli sta indagando, con tutta la documentazione sul ricovero e il trapianto già acquisita. I Nas hanno fatto ulteriori rilievi nei reparti coinvolti. Fonti ospedaliere assicurano che ogni passaggio è stato tracciato e comunicato alle autorità.
La vicenda ha colpito molto chi lavora al Monaldi. Medici e infermieri si dicono “addolorati” per la morte di Domenico, ma respingono qualsiasi accusa di negligenza. La famiglia, invece, continua a chiedere chiarezza su ogni dettaglio: “Vogliamo solo sapere cosa è davvero successo”, ripete la madre.
In attesa dei risultati delle indagini, il confronto resta aperto. Intanto, tra i corridoi del Monaldi, si respira un’aria pesante: dolore, domande senza risposta e la voglia di giustizia per Domenico.
