Napoli, 24 febbraio 2026 – Sette medici dell’ospedale Monaldi di Napoli sono indagati per la morte di Domenico, il bimbo che sabato scorso è deceduto dopo un trapianto di cuore. La famiglia, tramite il proprio avvocato, chiede che l’accusa passi da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale. Il caso ha colpito profondamente sia la comunità medica sia l’opinione pubblica, puntando i riflettori sulle scelte fatte dopo l’intervento e su come sono state gestite le complicazioni.
La famiglia non ci sta: “Non è solo colpa, c’è dolo”
Questa mattina l’avvocato Francesco Petruzzi, che difende la famiglia di Domenico, ha parlato davanti ai giornalisti. “Secondo noi – ha detto – il comportamento omissivo dopo l’operazione fallita e il fatto che fino al 6 febbraio non si siano valutate altre terapie configurano il dolo eventuale. Per questo chiediamo che il reato venga cambiato in omicidio volontario”. La difesa sostiene che i medici abbiano accettato il rischio che il bambino potesse morire, senza esplorare tutte le possibili cure.
Un altro indagato e la difesa che punta il dito sulle scelte
Nel frattempo, gli indagati sono diventati sette, con l’iscrizione nel registro di un dirigente medico del Monaldi. La procura di Napoli, con il pm Giuseppe Tittamante che segue il caso, dovrà decidere sulla richiesta di cambiare l’accusa. Petruzzi insiste: “Dopo aver visto il danno al cuore arrivato da Bolzano, non è stato fatto tutto il possibile per cercare altre strade. Non è stata subito formata un’equipe multidisciplinare”. Per la difesa, questa scelta potrebbe nascondere la volontà di “non far emergere i fatti e di nasconderli”, accettando così il rischio estremo per il piccolo paziente.
Il cuore “bruciato” da Bolzano e le domande senza risposta
Il cuore trapiantato a Domenico arrivava da Bolzano. Le prime ricostruzioni dicono che era già compromesso al momento dell’intervento. La famiglia chiede chiarezza: “Vogliamo capire perché non si è cercata un’altra soluzione”, ha detto il papà fuori dall’ospedale. Il nodo resta la gestione dopo l’operazione: perché, dopo aver capito che il nuovo cuore aveva problemi, non sono state provate altre cure? E perché – come sostiene la famiglia – si è aspettato fino al 6 febbraio senza agire concretamente?
Le indagini della procura e la posizione dell’ospedale
La procura di Napoli continua a raccogliere prove. Gli investigatori stanno acquisendo cartelle cliniche, verbali interni e ascoltando il personale sanitario coinvolto. La direzione del Monaldi non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma conferma la fiducia nei propri medici. “Siamo vicini alla famiglia – ha detto una fonte interna – ma aspettiamo che le indagini facciano il loro corso”.
Un caso che scuote la sanità campana
La morte di Domenico ha acceso i riflettori sulle procedure di trapianto e sulla gestione delle emergenze pediatriche in Campania. Molti, tra medici e associazioni di pazienti, chiedono ora più trasparenza e protocolli più chiari. “Non possiamo permettere che tragedie del genere si ripetano”, ha detto un rappresentante dell’associazione Genitori Insieme, presente ieri davanti all’ospedale.
Cosa succederà ora: attesa per la decisione della procura
Nei prossimi giorni la procura deciderà se accogliere la richiesta della famiglia e cambiare l’accusa in omicidio volontario. Intanto l’inchiesta va avanti con interrogatori e perizie tecniche. Solo così si potrà capire davvero cosa è successo nelle sale operatorie del Monaldi e quali responsabilità hanno i sette medici oggi indagati.
